19 nov 2025

Verba volant, Meloni manent (amicis quoque): parole, parole, parole




 (ANSA) - PARIGI, 17 NOV - Apertura di prima pagina e tre pagine all'interno del quotidiano Libération, secondo il quale la premier italiana "elogiata dalla destra e dall'estrema destra francesi per i suoi risultati, cavalca in realtà le riforme dei suoi predecessori e approfitta degli aiuti massicci dell'Unione europea".

"Tre anni dopo il suo arrivo al potere - scrive Libération - la premier è incensata all'estero dai conservatori per la buona salute economica del paese. Ma le riforme strutturali sono assenti e il PIL è mantenuto a galla dall'aiuto massiccio della UE".

 Nell'editoriale dal titolo "Menzogna", il quotidiano scrive: "Giorgia Meloni, o il miracolo economico italiano...questo ritornello si è imposto da alcuni mesi. Viene ripreso in Francia da coloro che navigano sull'argomento che prima di gridare al lupo in caso di arrivo dell'estrema destra al potere, bisognerebbe forse provarla e giudicare sui fatti".

"Ma - continua l'editoriale - appoggiarsi sui risultati economici di Meloni per far credere che funziona e anche non male, che tutto va bene, è una menzogna. Perché Oltralpe, di miracolo economico non ce n'è affatto. Se il deficit è controllato meglio che in Francia, il peso del debito resta più importante e la crescita ristagna.

Per riassumere, il miracolo Meloni si basa soprattutto sul fatto ...che non ha fatto niente, o non un granché, in ogni caso nessuna riforma importante. Il suo talento è saper sfruttare le riforme dei suoi predecessori (fra i quali Mario Draghi) e, paradosso gustoso, dell'immensa manna finanziaria europea. Senza l'Europa, l'Italia oggi sarebbe in recessione"

========= SICUREZZA ============

Estratto dell’articolo di Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”: Giorgia Meloni consegna ai social la sua irritazione per le critiche rivolte al governo che non avrebbe investito nulla sulla sicurezza: «Negli ultimi tre anni abbiamo già assunto circa 37.400 agenti nelle Forze di Polizia e prevediamo, da qui al 2027, altre 31.500 assunzioni. Abbiamo sbloccato investimenti fermi da tempo e potenziato mezzi, strutture e tecnologie, previsto strumenti più rapidi ed efficaci e introdotto pene più severe».

È vero, sono stati introdotti 15 nuovi reati, e aumentate le pene, per esempio fino a 5 anni di reclusione nei casi di accattonaggio con minori. Ma basta rispondere a ogni problema con nuove fattispecie di reato o inasprimenti di pena?

Il turn over dell’organico, bloccato nel 2010 dal governo Berlusconi è stato sbloccato nel 2016 dal governo Renzi. Veniamo a oggi con i dati del ministero dell’Interno: a fine 2024 c’era un buco di organico di 11.340 unità. L’anno prossimo entreranno 4.500 nuovi agenti, ma in 6.000 andranno in pensione. Non va meglio con i Carabinieri, sottorganico di 12mila unità, alla Guardia di finanza mancano 5.905 uomini, e nella Polizia municipale negli ultimi anni sono andati in pensione in 8.000, e rimpiazzati solo la metà (dati Anci).

Nel corso degli anni una decina di scuole di Polizia sono state chiuse, e questo si scontra con la necessità di reclutare rapidamente nuove forze: i corsi di formazione durano fra i 4 e 6 mesi invece di 12. […] oggi 6.851 agenti hanno meno di 25 anni, mentre gli oltre 20 mila che superano i 55 sono destinati principalmente al lavoro d’ufficio.

2024: reati in aumento

La comparazione dei dati forniti dal Dipartimento di Polizia Criminale del 2024 rispetto al 2023 (analizzati da Istat e dal Sole 24ore ), confermano una tendenza in calo da tempo degli omicidi, ma in aumento i furti (3%), i reati legati agli stupefacenti (3,9%), le violenze sessuali (7,5%), le lesioni dolose (5,8%), le rapine (1,8%).

Sul primo semestre del 2025 a livello nazionale c’è invece una tendenza generale al calo (meno 4,9%), ad eccezione dei furti in esercizi commerciali. […

Pene più severe ma inapplicabili

Per i piccoli reati in flagranza commessi da incensurati (spaccio, borseggio, furto, danneggiamenti) c’è l’arresto e l’immediata rimessa in libertà, con la conseguente reiterazione del reato.

La norma prevede di destinarli a un periodo di lavori socialmente utili, ma mancano le strutture disponibili e gli uffici che se ne devono occupare. Le misure a seguito di indagini invece devono fare i conti con la riforma Nordio che impone la convocazione prima dell’arresto, e succede che l’indagato magari non si presenta al giudice: 22 borseggiatrici a Venezia sono scappate.

Fronte migranti

 Il 34,7% dei reati è commesso da stranieri, di cui il 70% da irregolari e quasi sempre connessi ad una condizione di marginalità. Non ha aiutato lo smantellamento del sistema integrato di accoglienza per i richiedenti asilo, l’azzeramento dei pochi centri di integrazione e l’eliminazione dell’insegnamento della lingua italiana nei Cas. Il «blocco navale» invocato a gran voce non c’è stato, anche perché di impossibile attuazione. L’operazione «Albania» si è rivelata un fallimento costoso.

Dopo 3 anni di continuità di governo la realtà è lontana dalle aspettative. I rimpatri fra il 2017 e 2019 sono stati 19.400, quelli del governo Meloni al 15 agosto 2025 sono stati in tutto 13.600. 

I minori stranieri non accompagnati sono in aumento e lo Stato li scarica sui Comuni. La spesa sostenuta per i servizi resi nel triennio 2023-2025 è pari a 200 milioni di euro, ma finora il Ministero dell’Interno ha erogato solo il 35%, di conseguenza le amministrazioni comunali si trovano con buchi di bilancio.

========= CORRUZIONE & GIUSTIZIA ============

Luigi Ferrarella sul “Corriere della Sera” racconta la reazione di Matteo Salvini alla decisione di nuovi aiuti all’Ucraina. Il vicepremier e ministro dei trasporti ha detto: «gli scandali legati alla corruzione che coinvolgono il governo ucraino, non vorrei che con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione». Lo stesso Salvini, leader della Lega che in Italia fa parte del governo che ha:

  1.    abolito il reato di abuso d’ufficio (legge 9 agosto 2024, n. 114),
  2. svuotamento del traffico di influenze illecite (sempre con la riforma Nordio, legge 114/24),
  3. 20 condoni (edilizi e fiscali) in due anni,
  4. limiti alle condizioni per le misure cautelari,
  5. limiti per le intercettazioni ritagliati sulla casistica dei «colletti bianchi»,
  6.  decreti legge per sterilizzare inchieste (come sulle Olimpiadi invernali),
  7.  indifferenza sull’allarme Anac del 98% di lavori preliminari al Ponte di Messina affidati senza gara,
  8. imbarazzanti presenze locali nelle liste elettorali ('ndrangheta dietro i candidati FdI in Veneto).
  9. caso Almasri e accordi con paesi africani per chiudere (anche con le cattive ma lontano dai riflettori) il rubinetto dei flussi migratori;
  10. indifferenza al report dell’Ocse sulla mancata attuazione di 23 delle 48 raccomandazioni di due anni prima sugli obblighi dell’Italia rispetto alla convenzione del 1997 [...]

 

29 ott 2025

Verba volant, Meloni manent: "Finito l'amichettismo, adesso le do io le carte"

1.    Ministero dell’agricoltura: Francesco Lollobrigida (cognato)

2.    Unirelab (società che si occupa di ricerca e servizi nell’ambito ippico e della salute animale): Luca Branciani (sindaco meloniano di Montelibretti)

3.    Ageac (agenzia che gestisce i contributi europei destinati agli agricoltori): Fabio Vitale (uomo di fiducia del ministro)

4.    Ismea (istituto che sostiene il mercato agricolo e alimentare tramite studi e finanziamenti): Livio Proiettic(ex parlamentare di destra)

5.    Agricat (società che eroga mutui e finanziamenti per il comparto agricolo): Massimo Tabacchiera (vari ruoli pubblici legati a FdI)

6.    Ministero dell’Ambiente: Margherita Scoccia, Raffaele Latrofa e Roberto Cuccioleta (consiglieri comunali di Perugia, Pisa e Albano Laziale) 

7.    Gestore servizi energetici (Gse): Giovanni Quarzo nel cda (presidente del gruppo consiliare di FdI a Roma) 

8.    Terna: Giuseppina DiFoggia (area FdI)

9.    Leonardo: Francesco Macrì nel cda (consigliere comunale FdI uscente di Arezzo) e Roberto Cingolani amministratore delegato(quota meloni)

10.  ENEL: Alessandro Zehentner nel cda (candidato per i meloniani al Senato ma non eletto)

11.  Istituto poligrafico e Zecca dello Stato: Paolo Perrone (ex sindaco FdI di Lecce)

12.  Ales (società che gestisce i musei di Stato): Fabio Tagliaferri (vicesindaco FdI di Frosinone)

13.  Piccolo di Milano: Geronimo La Russa (!)

14.  Automobile Club d'Italia (ACI): Geronimo La Russa presidente (!) e Giovanni Battista Tombolato nel cda (ex deputato lega)

15.  Sogesid: Roberto Mantonavelli (ex candidato lega a sindaco di Verona)

16.  Cinecittà: Isabella Cioffi nel cda (ex responsabile organizzazione della Lega nel Lazio)

17.  GSE: Paolo Arrigoni (ex senatore lega), Roberta Toffanin (ex senatrice FI) e Giuseppe Moles (ex deputato FI) nel cda

18.  Poste spa: Paolo Marchioni nel cda (ex sindaco lega di Omegna)

19.  Consap: Francesca Cerruti (ex consigliera regionale leghista), Antonio Gennaro (ex deputato della Lega) e Antonio Zennaro (responsabile Lega Abruzzo) nel cda 

20.  Equitalia giustizia: Francesca Attilia Brianza presidente (ex consigliera regionale lega)

21.  Sogin: Jacopo Vignati nel cda (ex segretario della Lega a Pavia)

22.  Società per il traforo: Roberto Togni (consigliere di Aosta lega)

23.  Stretto di Messina: Francesco Saccomanno (commissario della Lega in Calabria)

24.  Commissione Autorizzazioni integrate del ministero Ambiente: Marino Zorzato (ex deputato FI)

25.  Contratto per le 'filiere produttive' del ministero: Maria Spena (ex deputata FI)

26.  Consigliere per le politiche degli enti locali del ministero: Carmine De Angelis (ex deputato FI)

27.  Teatro Petruzzelli di Bari: Nazareno Carusi (pianista) sovrintendente

28.  Teatro La Fenice di Venezia: Beatrice Venezi direttrice musicale Nicola Colabianchi sovrintendente 

29.  Biennale: Pietrangelo Buttafuoco(area FdI)

30.  Ministero cultura: Alessandro Giuli (area FdI)

31.  AIFA ((Agenzia italiana del farmaco) Francesco Fera (amico del sottosegretario Gemmato)

32.  Istituto Superiore di Sanità: presidenza a Rocco Bellantone (cugino del sottosegretario Fazzolari)

33.  ENI: presidente Giuseppe Zafarana (quota lega)

… to be continued !

 

 


e chinè ? dov'è ?

Tuttosport 29.10.2025

 

28 ott 2025

Verba volant, Meloni manent: accise gasolio in aumento ...

Dal 1° gennaio 2026 il gasolio pagherà come la benzina: una “equiparazione” che vale 2,6 miliardi di euro per le casse pubbliche. La stessa Giorgia Meloni che da oppositrice definiva le accise un “pizzo di Stato” oggi le rilancia, anticipando l’Europa e caricando ancora una volta il conto sulle tasche dei cittadini

Il Governo ha trovato la sua nuova gallina dalle uova d’oro: si chiama equiparazione delle accise tra gasolio e benzina.
Dal primo gennaio 2026, i due carburanti pagheranno lo stesso prelievo fiscale – 67,29 centesimi al litro – ma la “parità” vale solo per i conti pubblici: chi guida un’auto diesel, e sono milioni di italiani, vedrà i prezzi salire.

Secondo la relazione tecnica allegata alla Legge di Bilancio 2026, il gettito sarà da record: 550 milioni di euro nel primo anno, fino a toccare 2,6 miliardi entro il 2033. Una manna per l’erario, una stangata silenziosa per automobilisti e autotrasportatori.

Eppure, la direttiva europea sui Sussidi ambientalmente dannosi (SAD) non imponeva alcuna fretta: l’Italia avrebbe potuto adeguarsi entro il 2030, diluendo gli effetti. Ma il governo Meloni ha deciso di anticipare di quattro anni, in nome – dicono – della transizione ecologica.

La memoria, in politica, è corta. Nel 2019, Giorgia Meloni tuonava dai banchi dell’opposizione contro “il pizzo di Stato sui carburanti”, accusando i governi precedenti di spremere gli italiani alla pompa. Oggi quello stesso “pizzo” viene riproposto, con un tempismo che lascia poco spazio all’interpretazione: lo Stato incassa, i cittadini pagano.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha provato a giustificare l’anticipo, definendo il taglio al vantaggio del diesel “un sussidio ambientalmente dannoso”. “Lo dobbiamo fare – ha detto – approfittando dei prezzi bassi del mercato del petrolio.”
Tradotto: è il momento giusto per aumentare le tasse, tanto nessuno se ne accorge.

La manovra, in realtà, non porta equilibrio ma convenienza per lo Stato.
Il gasolio, più consumato della benzina, garantirà un gettito complessivo maggiore.
La riduzione dell’accisa sulla benzina – appena 4,05 centesimi – serve solo a mascherare l’aumento corrispondente sul diesel.
Un gioco di specchi che somiglia più a un’operazione di cassa che a una misura di sostenibilità.

Dal mondo dell’energia arriva l’unica proposta concreta.
Gianni Murano, presidente dell’Unione energie per la mobilità (Unem), chiede che i nuovi incassi vengano reinvestiti nella transizione energetica, sostenendo i carburanti rinnovabili e incentivando i biocarburanti a bassa impronta carbonica.
Un modo per dare un senso al sacrificio dei cittadini.

Ma la realtà, almeno per ora, è un’altra: il governo fa cassa e anticipa l’Europa non per scelta ecologica, ma per necessità di bilancio.
Mentre gli italiani, tra bollette e pieni di carburante, continuano a pagare un “pizzo di Stato” che cambia nome ma non sostanza.

Il paradosso è servito: chi predicava “prima gli italiani” ora antepone prima le entrate.
Si tolgono risorse alle famiglie per riempire le casse pubbliche, si maschera da “scelta verde” quella che è semplicemente un’altra tassa.
Il risultato? Più soldi per lo Stato, meno libertà per chi lavora, viaggia e si sposta in un Paese dove fare il pieno è ormai un lusso.

https://www.valledaostaglocal.it/2025/10/26/leggi-notizia/argomenti/economia/articolo/il-pizzo-di-stato-e-servito-le-accise-tornano-a-colpire-e-il-governo-incassa.html