Un omicidio, un tentato omicidio, associazione a delinquere con reati vari
Dirigenti conniventi ...
e Chinè dov'è ??
Le inchieste sugli ultrà a Milano, il verbale dell'ex capo della Curva INTER: «Marotta bloccò la denuncia». La replica: «Non è vero»
milano.corriere.it
di
Luigi Ferrarella
L’ex
capo della curva parla dei delitti di Boiocchi e Bellocco e degli
affari sui ticket. Il pressing sulla dirigenza dell'Inter per i
biglietti in trasferta
«Intendo collaborare e raccontare tutti i fatti da
quando ho preso il comando di Curva Nord, il merchandising, i vari
ticketing Milan e Inter, i parcheggi, i baracchini del food, queste cose qua...». È il 22 novembre 2024 e in carcere Andrea Beretta, il 49enne capo ultrà dell’Inter arrestato il 4 settembre per l’assassinio del rampollo di ’ndrangheta Antonio Bellocco,
inizia la sua nuova vita di collaboratore di giustizia davanti al
procuratore aggiunto milanese Alessandra Dolci e ai pm Sara Ombra e
Paolo Storari. Le trascrizioni dei primi tre interrogatori registrati,
centinaia di pagine spesso omissate sui rapporti con i clan e il
delitto nel 2022 dell’altro capo ultrà Vittorio Boiocchi,
alla vigilia di Natale sono stati depositati (in vista del giudizio
immediato il 20 febbraio 2025) alle difese dei 18 arrestati il 30
settembre per la lucrosa gestione della curva. E fuori dagli omissis
affiorano passaggi sulla dirigenza Inter.
«Marotta mi ha salvato una volta»,
asserisce ad esempio sull’a.d. e presidente. Per un Juve-Inter Beretta
fatica a trovare biglietti, apprende che ai rossoneri a Torino era
andata meglio perché nei due club i dirigenti addetti ai rapporti con la
tifoseria (Slo-Supporter liaison officer) si erano accordati per convogliare su una ricevitoria 2.000 biglietti poi acquistati dagli ultrà, e allora Beretta spinge per lo stesso schema con l’Inter.
Ma lo Slo dell’Inter, Massimiliano Silva, si infuria: «Ricevo una
chiamata — racconta Beretta — e questo qui comincia a insultarmi (“non
me ne fotte un c… di voi, io non passo guai per voi”), nasce una
discussione al telefono, io resisto 10 secondi e poi vado giù, “mi hai
rotto i co..., vieni qua che ti ammazzo di botte”, solite cose. È
degenerata, lui mi chiude il telefono in faccia e va subito alla Digos a dirgli che io lo avevo minacciato
al telefono, e la Digos gli dice “ok, noi prendiamo la tua denuncia,
però deve essere fatta in carta intestata dalla società”. Allora lui va
in società, si mette a scrivere, passa Claudio Sala (dirigente Inter
responsabile della sicurezza della prima squadra, ndr) e gli dice “ma
cosa stai facendo? Ma lo sa il direttore (Marotta, ndr)? Avvisiamo prima che metti di mezzo la società”. E dopo è passato Marotta e fa (a Silva, ndr):
“Guardi, se lei vuole fare la denuncia la fa a nome suo, non con la
società”». Pm: «Questo lei come lo sa?». Beretta: «Me l’ha detto Claudio
Sala. E quella volta lì (Marotta, ndr) mi ha salvato dal discorso della denuncia».
Marotta, replica però l’Inter al Corriere, non solo non ricorda ma anzi esclude un episodio del genere,
a suo avviso in contraddizione con la politica di proteggere i propri
collaboratori e invitarli a denunciare alla Digos i tentativi di
condizionamento.
Beretta affronta anche il tema di 160 abbonamenti che la sua associazione «We Are Milano» comprava dall’Inter con regolari documenti di altrettanti tifosi intestatari, ma che poi gli ultrà si facevano consegnare e a ogni partita vendevano («con un ricarico che dipende dalla partita, magari 5 euro se c’è il Lecce o 50 la Juve») a persone tutte diverse, che alla vigilia si facevano mettere in una lista di richiedenti compilata dagli ultrà. Il che apre un problema di sicurezza dello stadio,
se non si sa chi davvero entra: «In sostanza potrebbe essere chiunque —
domanda il pm —, l’Inter non controlla?». «Siamo sempre là, dottore,
quando sei sul campo di battaglia... C’è un cancello adibito dove
entrano quelli della curva». Pm: «E vai!». Beretta: «Li fanno passare,
basta che hai pagato il biglietto. Ogni tanto facevano passare due in un
cancello...». Pm: «La società sa che Paolo non va allo stadio ma (con
la tessera di Paolo, ndr) ci va Andrea?». «Sì, se lo immagina, sa che lo
facciamo per movimentare tutto il vario folklore, le coreografie...».
Pm: «Che significa che “se lo immagina”? Perché lei dice di sì?».
«Perché uno poi passa al cancello». Pm: «Ma può essere lo stewart che è
uno sciocco... Come fa a dire che la società lo sa, e che sa dei
ricarichi?». Beretta: «Lo sa il dirigente addetto ai tifosi, lo sa
Claudio Sala che faceva parte della curva, sa come funzionano tutti i
vari meccanismi».