28 gen 2026

E' Tutto Un Magna-Magna: Sicilia, Niscemi e la frana.

 
«Dissesto idrogeologico, in Sicilia interventi per oltre 2 miliardi. L’Isola si candida a essere il modello di riferimento per la governance». Riletto oggi, due mesi dopo essere stato pubblicato sul Sole24ore, il titolo che annuncia l’impegno di Renato Schifani, proprio in quei giorni omaggiato dal suo assessore regionale Giuseppa Savarino col premio «Custode dell’Ambiente» (sic!), è una sberla in faccia. Una beffa. Sono decenni che si ripetono, queste promesse. E nessuno lo sa meglio degli abitanti di Niscemi, sbattuti sulle prime pagine di mezzo mondo per quella frana che tutti ma proprio tutti sapevano che, presto o tardi, si sarebbe ripetuta. 
 Sono almeno 236 anni che la gente del posto sapeva di come fosse stato un grave errore costruire la cittadina lassù, sui colli argillosi che dominano Gela. Lo ricorda un libro del 1792 scovato da Giuseppe Caridi, direttore di meteoweb.eu, scritto dall’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava e intitolato Relazione Della Rivoluzione Accaduta in Marzo 1790 Nelle Terre Vicine A S. Maria Di Niscemi Nel Val Di Noto. Dove si narrava appunto che il 19 marzo 1790 «il lato opposto al pendio della montagna si sollevò in un piano e unitosi al pendio abbassato coll’altro lato formò li due piani inclinati che ora si vedono». Una storia apocalittica di una frana durata otto giorni e miracolosamente finita, proprio perché lenta, senza un’ecatombe di morti. Proprio come sarebbe poi successo domenica 12 ottobre 1997 quando i residenti dei quartieri Sante Croci e Santa Maria, citiamo ancora la ricostruzione di Giuseppe Caridi, avvertirono «scricchiolii sinistri provenire dalle pareti delle proprie abitazioni. Le fessure, inizialmente sottili come fili di ragnatela, si allargavano a vista d’occhio sotto la pressione di un terreno ormai saturo d’acqua». Finché pezzi del paese si staccarono pian piano a gradoni. «Danni ingenti e mille persone evacuate per frana nel nisseno», titolò l’Ansa. Una cronaca indimenticabile: «Un agricoltore, Giosuè Allia, ha detto di aver visto verso le 13.30 “la terra alzarsi come se fosse sollevata da una forza immensa e gli alberi d’ulivo sradicarsi come fuscelli”». Di nuovo, grazie al cielo, niente morti. Ma Tuccio D’Urso, allora responsabile della protezione civile siciliana subito accorso sul posto, ricorda tutto come ieri: «Fu subito chiarissimo che il paese era stato costruito nel posto sbagliato e che c’erano cose da fare con assoluta urgenza. Primo: allontanare gli abitanti che vivevano nelle aree più pericolose esposte alla frana. Secondo: costruire un sistema fognario e di deflusso delle acque bianche e nere in modo che, in caso di piogge torrenziali, il terreno non si impregnasse come una spugna». Pareva tutto chiaro. Passata l’emergenza e slittate le notizie nelle pagine interne, però, «si bloccò tutto. E i buoni propositi finirono in polemiche, ritardi, processi. Un manicomio». Salvatore Federico faceva allora il cronista per il Giornale di Sicilia. Ricorda: «Alla fine non fu fatto praticamente niente. Solo delle caditoie per far confluire un po’ di acqua nel torrente Benefizio». La solita storia. Spiega Gianluca Valensise, autore con Emanuela Guidoboni di libri fondamentali come «L’Italia dei disastri. Dati e riflessioni sull’impatto degli eventi naturali 1861-2013»: «Se la memoria dei terremoti si perde in meno di due generazioni, quella delle alluvioni, purtroppo, si perde in pochi mesi. Forse non nelle zone colpite più duramente, ma in quelle adiacenti sì». Accadde, come si è visto nel caso della Romagna o prima ancora del Piemonte, in tutta Italia. Senza eccezioni. In Sicilia, forse, di più. Dice tutto un episodio accaduto dopo l’alluvione a Giampilieri del 2009, quando l’allora governatore affidò «l’organizzazione della sede operativa di Messina, informazione cittadinanza zone alluvionate, progettazione ripresa economica e sociale del territorio», a un giovane che per il curriculum era al quarto anno di legge e suonava l’organo in parrocchia. Eppure dovremmo avere chiari alcuni punti. Il primo è che proprio il nostro è il paese in assoluto con più frane in tutta Europa. Il secondo che solo in pochi casi, dice l’archivio Ansa, i colpevoli di frane causate anche da sciatterie umane, sono stati condannati. Il terzo è che il totale delle frane gravi registrate in Italia, dimostra lo studio Societal landslide and flood risk in Italy di Bianchi, Guzzetti, Rossi e Salvati, è cresciuto da 162 nella seconda metà dell’800 a 509 nella prima metà del ‘900 schizzando a 2.204 dal 1950 al 2008. Si pensi a Sarno: 5 frane dal 1841 al 1939, 36 dopo la seconda guerra mondiale fino alla catastrofe del 1998. Chissà se un giorno o l’altro impareremo qualcosa.

9 gen 2026

Le chiacchiere stanno a zero ...

Dati economici Unione Europea (27 stati), Area Euro (21 stati) e Italia
Fonti: ISTAT, Banca Italia, Eurostat

  UE Area Euro   Italia
PIL (+/-) 1,4% 1,3% 0,60%
Disavanzo 3,3% 3,1% 3,0-3,3%
Debito/PIL 82,0% 89,0% 136,3%
Debito Pro Capite 30.000 € 32.000 € 52.000 €
PNRR erogato   367,0 mld 153,2 mld
Inflazione 2,5% 2,1% 1,5%
Disoccupazione 6,0% 6,3% 5,7%
* occupati (20-64 anni) 75,8% 75,0% 62,8%
* under 25 15,1% 14,6% 18,8%
* inattivi/non cercano 26,0% 26,0% 33,5%
Costo Lavoro (+/-) 3,7% 3,3% 2,8%
Costo Lavoro Ora 37,3 € 33,5 €

27,9 € 

Meloni's make-or-break year (FT)


 

L'ANNO DEL "O LA VA, O LA SPACCA"

Nel fitto calendario del 2026 di Giorgia Meloni, il 4 settembre è una data di particolare rilievo. Quel giorno, se sarà ancora in carica, la prima donna a guidare il governo italiano supererà il record del compianto Silvio Berlusconi per il più lungo mandato continuativo alla guida del Paese dalla fine della Seconda guerra mondiale.

8 gen 2026

verba volant, meloni manent: NI, viaggiare

Sì, viaggiare / Evitando le buche più dure / Senza per questo cadere nelle tue paure (Mogol, Battisti)

https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale/videos/842097210181538/ 

11 gennaio 2023, rubrica “Gli appunti di Giorgia”, Giorgia Meloni difendeva la scelta del suo governo di non rinnovare dal 1° gennaio 2023 il taglio delle accise sui carburanti.                     
BUGIA #1 - «Io non ho promesso in questa campagna elettorale che avrei tagliato le accise sulla benzina» (min. 1:48) - In vista delle elezioni politiche del 25 settembre 2022, il programma elettorale di Fratelli d’Italia conteneva la seguente proposta nel capitolo dedicato all’energia: «Sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise».

BUGIA #2 - «Il governo non ha aumentato le accise» (min. 2:47) - il governo Meloni non ha aumentato il valore delle accise su benzina e gasolio, ma ha ridotto lo sconto introdotto dal governo Draghi nel 2022 e aumentato le accise sul gasolio dal 01/01/2026.

BUGIA #3 - «Il governo non ha neanche fatto marcia indietro sul provvedimento dello scorso governo che nel tentativo di calmierare il prezzo della benzina tagliava temporaneamente le accise. Noi abbiamo confermato la scelta del precedente governo» (min. 2:50) - Il taglio di 25cents del governo Draghi è stato prorogato varie volte dal precedente esecutivo e lo stesso governo Meloni, il 10 novembre 2022, aveva in un primo momento confermato lo sconto fino al 31 dicembre. Poi, nella notte tra il 21 e il 22 novembre, il governo Meloni ha approvato un nuovo decreto con cui ha ridotto il taglio delle accise per tutto il mese di dicembre 2022, riducendolo da 25 centesimi a 15 centesimi. 

BUGIA #4 - «Il taglio delle accise costa mediamente un miliardo al mese, costa 10 miliardi all’anno» (min. 3:40) - Nel testo definitivo della Manovra 2026 si legge che a decorrere dal 1° gennaio 2026 è applicata una riduzione dell'accisa sulle benzine nella misura di 4,05 centesimi di euro per litro e un aumento, nella medesima misura, dell'accisa applicata al gasolio impiegato come carburante”. Dunque, in sintesi, salgono le imposte sul diesel mentre scendono quelle imposte sulla benzina. Dall’inizio del nuovo anno le accise saranno dunque pari, 67,290 centesimi di euro ogni litro. La misura, secondo stime, dovrebbe comportare un incremento delle entrate di circa 500 milioni di euro l’anno prossimo    

 Aggiungiamoci il rincaro delle tariffe autostradali del  1.5% e l'aumento della aliquota rc auto relativa ai rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale che è passata dal 2,5 al 12,5% per i contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2026. 

Vediamo se Mogol può modificare il testo della canzone ...

aliquota rc auto relativa ai rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale che è passata dal 2,5 al 12,5% per i contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2026. 

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Rc auto, il 2026 si apre con nuove tasse sulle garanzie accessorie: aumenti in arrivo
https://www.today.it/economia/rc-auto-aumenti-2026.html
© Today

verba volant, meloni manent: geopolitica e incoerenza

 

Kirill Dmitriev, inviato presidenziale per la cooperazione economica, nonché negoziatore con gli Usa sull'Ucraina, sul social network X:  «La Groenlandia sembra cosa fatta. L'Ue continuerà a fare quello che i vassalli fanno meglio: "monitorare la situazione" e dimostrare i doppi standard. Prossimo obiettivo il Canada?». Poi rilancia un'ironica mappa su come Trump si sarebbe diviso il mondo con il presidente russo e il leader cinese: a se stesso tutto l'emisfero occidentale; a Vladimir Putin l'Asia, l'Europa e parte dell'Africa; il resto a Xi Jinping. «L'era della ridefinizione delle mappe di influenza. E l'Ue sta "monitorando attentamente"», commenta.


Anche in Italia si monitora ? SI, cambiando opinione per convenienza!

Fanpage.it – Luca Pons -  https://youtu.be/TuscJgGf0xA

 "Penso che l'Italia, oggi, debba scegliere se difendere il diritto internazionale e, quindi, dire ‘no' alle azioni militari unilaterali, oppure stabilire che vige la legge del più forte, dove il diritto internazionale lo stabilisce chi ha la maggiore capacità militare". Detto da Giorgia Meloni, allora solo leader di Fratelli d'Italia, nell'aprile 2018 alla Camera dove si parlava dell'attacco effettuato dagli Stati Uniti in Siria, insieme a Francia e Gran Bretagna, nella notte tra il 13 e il 14 aprile a seguito del presunto uso di armi chimiche da parte del governo di Assad.
Il discorso di Meloni è conservato nel resoconto stenografico della seduta. La leader di FdI, dall'opposizione, fu decisamente critica del governo italiano: "Da una parte, voi dite: noi non partecipiamo a quell'attacco, e, dall'altra, sostenete che l'attacco di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in Siria era legittimo". E "che quelli che, invece, sono contrari a quell'attacco, lo fanno perché sono amici di Putin e di Assad. Insomma, una ricostruzione un po' bambinesca, buona per i tweet, buona per la propaganda elettorale".    
A quasi otto anni di distanza, la linea della presidente del Consiglio sembra essere decisamente cambiata. Dopo l'intervento degli Stati Uniti in Venezuela, Meloni è stata la leader europea che più si è schierata a supporto dell'attacco.  Certo, ha detto che "l'azione militare esterna" non è "la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari". Ma ha subito chiarito che il governo "considera legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico". Senza contare che, dal centrodestra, sono subito partiti gli attacchi a chi criticava l'operazione militare. In particolare, affermando che chi lo fa sia automaticamente un sostenitore di Nicolas Maduro. Un approccio non molto lontano da quello che, nel 2018, Meloni definiva "bambinesco" e "buono per la propaganda elettorale".
Tornando al 2018, allora Meloni insistette sui paletti che l'Italia doveva rispettare, pur facendo parte della Nato: "Siamo sempre stati leali", ma "non rientra tra gli impegni connessi con l'appartenenza alla Nato l'obbligo di seguire, e neanche di condividere, presidente Gentiloni, azioni militari unilaterali decise da uno o da più Stati membri". Perché, aggiunse, "la tattica del ‘se parte uno, partiamo tutti, e meniamo a testa bassa senza fare domande' è buona per le risse da bar, non per la politica internazionale".   
La leader di Fratelli d'Italia sottolineò anche che gli Stati che avevano partecipato all'attacco (Usa, Francia, Gran Bretagna) avevano "degli interessi geopolitici in Siria. Non è che siamo solamente dei filantropi, eh, ci sono degli interessi geopolitici che qualcuno sta difendendo; sono i nostri interessi geopolitici? Permettetemi di avere qualche dubbio". Anche in questo caso, sorge immediato il paragone con l'esplicito interesse di Donald Trump per il petrolio venezuelano, che vorrebbe far estrarre alle compagnie petrolifere statunitensi.
Il punto chiave era proprio che, per Meloni, l'Italia era chiamata a "difendere il diritto internazionale e, quindi, dire ‘no' alle azioni militari unilaterali". Per non "stabilire che vige la legge del più forte". Perché "un'azione militare contro uno Stato" deve "essere fatta in seno alle Nazioni Unite o, almeno, con una vasta e trasversale partecipazione della comunità internazionale e non con azioni unilaterali di singoli Stati". Altrimenti si finisce nel "caos totale nelle relazioni internazionali". La legge del più forte, disse Meloni può essere utile "a potenze nucleari come gli Stati Uniti, la Francia o la Gran Bretagna. Non mi è esattamente chiaro perché dovrebbe essere utile, a una nazione militarmente un tantino meno attrezzata come l'Italia, disconoscere le Nazioni Unite".          La conclusione fu netta: "Fratelli d'Italia, in nome dell'interesse nazionale italiano, ribadisce la sua assoluta contrarietà ad ogni azione militare unilaterale, anche se viene giustificata con l'idea credibile delle ragioni umanitarie e anche se viene compiuta dai nostri storici alleati".