17 feb 2026

Giovanni Falcone


 

16 feb 2026

Eravamo quattro amici al bar … di Paternò


"Rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito". Ignazio La Russa si esprime così, ai microfoni di Telelombardia, sul 'caso Bastoni' che ha condizionato Inter-Juventus. Il difensore nerazzurro con una chiara simulazione ha determinato l'espulsione del bianconero Kalulu: Juve in 10 per oltre un tempo e vittoria dell'Inter per 3-2.  "Dopo l'1-1 abbiamo preso 2 pali e in 11 contro 11 avremmo vinto con 3 gol di scarto, è la mia impressione. Avremmo vinto sicuramente, secondo me. Se bisogna incentrare tutto su un episodio, siamo sempre in credito. Ci siamo sentiti derubati dalla Juve troppe volte", dice il presidente del Senato, noto tifoso nerazzurro. "Se per una volta fosse vero che abbiamo rubato un'espulsione, rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito, è il tifoso che parla: spero che gli avversari se la prendano col sorriso. Se si sentano derubati, sappiano che vincere così ci fa doppio piacere", dice La Russa. Si parla anche di calciopoli: "Lo scudetto all'Inter fu dato perché la Juve rubava. L'Inter fu tranquillamente giudicata estranea. La Juve fu giudicata, aveva conquistato lo scudetto rubando e fu tolto. Potevano non darlo a nessuno", dice La Russa. Nel 2006 lo scudetto è stato revocato alla Juventus, retrocessa in Serie B. L'Inter non è stata oggetto dei procedimenti del 2006: la società nerazzurra è stata prescritta anni dopo. "L'Inter non è la nuova Juve, che aveva contatti diretti con arbitri e guardalinee. Quel tempo è finito".
Eravamo quattro amici al bar … di Paternò
Virgillito Michelangelo, Ligresti Salvatore, La Russa Antonino e Sindona Michele (nato a Patti, 100 km più in là, ma parte attivadella storia).
La storia iniziò nel ventennio fascista (1922-1943) a Paternò, paese in provincia di Catania, dove il signor Rosario La Russa era il podestà e il signor Antonino La Russa il segretario del partito fascista. 

La squadra degli onesti ... a volte ritornano !

POST INSTAGRAM DI ROBERTO SAVIANO


Non è una questione di colori. Non è una questione di simpatie o antipatie sportive. Qui non si parla di Inter contro qualcuno. Si parla di sistema.

Quando un provvedimento giudiziario afferma l’esistenza di una “situazione di sudditanza” nei confronti della Curva Nord, il tema non è più da bar sport. È istituzionale. È strutturale.

Quando su vicende così delicate, il calcio italiano reagisce con prudenza selettiva, silenzi o versioni ufficiali che poi vengono smentite dai fatti, il problema non è il risultato di una partita. Il problema è la credibilità.

Gli atleti e i tifosi sono le prime vittime di un sistema che troppo spesso protegge sé stesso prima di proteggere la trasparenza. Il calcio è solo la manifestazione del problema. E finché non si avrà il coraggio di affrontarlo fino in fondo, ogni vittoria sarà accompagnata da un’ombra.

Finché ques’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati.

La rabbia di Chiellini, ieri sera, sembra la rabbia di chi sa come funzionano le cose con Marotta. Il campionato Italiano oggi e falsato, e se pure l'Inter lo vincesse non varrebbe nulla.

È l'ennesimo episodio che coinvolge l'Inter, mentre la curva neroazzurra è ancora scossa dalle tensioni: l'episodio che ha riguardato Audero ne è, probabilmente, una conseguenza che il sistema-calcio italiano ha fatto finta di non comprendere.

Le vicende legate alle infiltrazioni della 'ndrangheta nel tifo organizzato non sono fantasie da bar. Sono temi finiti nelle aule giudiziarie, nelle carte, nelle indagini.

Sui rapporti con la società FC Internazionale Milano, il punto centrale è contenuto in un passaggio preciso di un provvedimento giudiziario. La giudice scrive: «Le indagini svolte hanno evidenziato che la società interista si trovava in una situazione di sudditanza nei confronti degli esponenti della Curva Nord, finendo, di fatto, per agevolarli, seppur "obtorto collo"».

 Chi prova a raccontare queste dinamiche viene spesso sommerso da accuse di faziosità. Nel calcio italiano, le condizioni normali sembrano l'eccezione. E finché sarà così, ogni vittoria sarà accompagnata da un'ombra.

 (ndr - non dimentichiamo gli 'appoggi' politici di cui gode questa società e neache il passato dell'attore protagonista: https://ilmanifesto.it/la-russa-le-origini-della-fortuna-il-presidente-riferisca-in-senato )

9 feb 2026

Non è la RAI

06.02.2026 Paolo Petrecca, giornalista rai in quota fdi e meloniano di ferro, ha presentato la cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi di milano-cortina dallo stadio di san siro di milano, inanellando una serie di perle:

  •            Buonasera dallo Stadio Olimpico;
  •   Matilda De Angelis ribattezzata "Matilde" e scambiata per Mariah Carey;
  • commento sulla scena con le rappresentazioni di Verdi, Rossini e Puccini: "Se Puccini si fosse chiamato Bianchini avremmo avuto Rossini, Bianchini e Verdi a rappresentare i colori della nostra bandiera";
  • Kirsty Coventry, presidente del CIO dallo scorso giugno, era la figlia del Presidente, Laura
  • Simone Giannelli, capitano della nazionale italiana di pallavolo maschile bi-campione del mondo non riconosciuto. Dei sei pallavolisti tedofori ha riconosciuto solo Paola Egonu. Non riconosciute: Carlotta Cambi e Anna Danesi, né tantomeno Simone Anzani e Luca Porro;
  • completamente ignorato dalla telecronaca Rai lo scambio della fiaccola tra le campionesse olimpiche e mondiali del volley femminile e i bi-campioni del mondo del volley maschile
  • luoghi comuni al passaggio degli atleti: i brasiliani “che hanno la musica nel sangue”, gli arabi "che ci hanno abituato a vestiti del genere", gli africani del Benin e i “riti vodoo”, gli spagnoli “calienti” ed infine il Kazakistan "ha solo quattro atleti, sette dei quali nello sci di fondo".
  • Ghali mai ripreso dalle telecamere e mai nominato. 

 

08.02.2026 Andrea Pucci, colui che disse “Io sono l'unico comico di destra”, che fece battute contro l’omosessualità di Zorzi e sull’aspetto fisico di Schlein, ha annunciato il ritiro dalla co-conduzione della terza serata del Festival di Sanremo denunciando insulti e minacce.  Dichiara che "Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!".
Come ha scritto Selvaggia Lucarelli: “Quindi Meloni è scesa in campo per difendere l’autore, tra le altre cose, di bodyshaming becero e volgare nei confronti di una sua avversaria politica a sinistra. Bodyshaming che per giunta non è inserito in uno show “satirico” ma è semplicemente robaccia vomitata sui social dal suo beniamino. E siccome questa roba fa schifo e giustamente c’è chi fa notare che fa schifo, Giorgia dà la colpa alla sinistra. Non fa una piega”.

28 gen 2026

E' Tutto Un Magna-Magna: Sicilia, Niscemi e la frana.

 
«Dissesto idrogeologico, in Sicilia interventi per oltre 2 miliardi. L’Isola si candida a essere il modello di riferimento per la governance». Riletto oggi, due mesi dopo essere stato pubblicato sul Sole24ore, il titolo che annuncia l’impegno di Renato Schifani, proprio in quei giorni omaggiato dal suo assessore regionale Giuseppa Savarino col premio «Custode dell’Ambiente» (sic!), è una sberla in faccia. Una beffa. Sono decenni che si ripetono, queste promesse. E nessuno lo sa meglio degli abitanti di Niscemi, sbattuti sulle prime pagine di mezzo mondo per quella frana che tutti ma proprio tutti sapevano che, presto o tardi, si sarebbe ripetuta. 
 Sono almeno 236 anni che la gente del posto sapeva di come fosse stato un grave errore costruire la cittadina lassù, sui colli argillosi che dominano Gela. Lo ricorda un libro del 1792 scovato da Giuseppe Caridi, direttore di meteoweb.eu, scritto dall’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava e intitolato Relazione Della Rivoluzione Accaduta in Marzo 1790 Nelle Terre Vicine A S. Maria Di Niscemi Nel Val Di Noto. Dove si narrava appunto che il 19 marzo 1790 «il lato opposto al pendio della montagna si sollevò in un piano e unitosi al pendio abbassato coll’altro lato formò li due piani inclinati che ora si vedono». Una storia apocalittica di una frana durata otto giorni e miracolosamente finita, proprio perché lenta, senza un’ecatombe di morti. Proprio come sarebbe poi successo domenica 12 ottobre 1997 quando i residenti dei quartieri Sante Croci e Santa Maria, citiamo ancora la ricostruzione di Giuseppe Caridi, avvertirono «scricchiolii sinistri provenire dalle pareti delle proprie abitazioni. Le fessure, inizialmente sottili come fili di ragnatela, si allargavano a vista d’occhio sotto la pressione di un terreno ormai saturo d’acqua». Finché pezzi del paese si staccarono pian piano a gradoni. «Danni ingenti e mille persone evacuate per frana nel nisseno», titolò l’Ansa. Una cronaca indimenticabile: «Un agricoltore, Giosuè Allia, ha detto di aver visto verso le 13.30 “la terra alzarsi come se fosse sollevata da una forza immensa e gli alberi d’ulivo sradicarsi come fuscelli”». Di nuovo, grazie al cielo, niente morti. Ma Tuccio D’Urso, allora responsabile della protezione civile siciliana subito accorso sul posto, ricorda tutto come ieri: «Fu subito chiarissimo che il paese era stato costruito nel posto sbagliato e che c’erano cose da fare con assoluta urgenza. Primo: allontanare gli abitanti che vivevano nelle aree più pericolose esposte alla frana. Secondo: costruire un sistema fognario e di deflusso delle acque bianche e nere in modo che, in caso di piogge torrenziali, il terreno non si impregnasse come una spugna». Pareva tutto chiaro. Passata l’emergenza e slittate le notizie nelle pagine interne, però, «si bloccò tutto. E i buoni propositi finirono in polemiche, ritardi, processi. Un manicomio». Salvatore Federico faceva allora il cronista per il Giornale di Sicilia. Ricorda: «Alla fine non fu fatto praticamente niente. Solo delle caditoie per far confluire un po’ di acqua nel torrente Benefizio». La solita storia. Spiega Gianluca Valensise, autore con Emanuela Guidoboni di libri fondamentali come «L’Italia dei disastri. Dati e riflessioni sull’impatto degli eventi naturali 1861-2013»: «Se la memoria dei terremoti si perde in meno di due generazioni, quella delle alluvioni, purtroppo, si perde in pochi mesi. Forse non nelle zone colpite più duramente, ma in quelle adiacenti sì». Accadde, come si è visto nel caso della Romagna o prima ancora del Piemonte, in tutta Italia. Senza eccezioni. In Sicilia, forse, di più. Dice tutto un episodio accaduto dopo l’alluvione a Giampilieri del 2009, quando l’allora governatore affidò «l’organizzazione della sede operativa di Messina, informazione cittadinanza zone alluvionate, progettazione ripresa economica e sociale del territorio», a un giovane che per il curriculum era al quarto anno di legge e suonava l’organo in parrocchia. Eppure dovremmo avere chiari alcuni punti. Il primo è che proprio il nostro è il paese in assoluto con più frane in tutta Europa. Il secondo che solo in pochi casi, dice l’archivio Ansa, i colpevoli di frane causate anche da sciatterie umane, sono stati condannati. Il terzo è che il totale delle frane gravi registrate in Italia, dimostra lo studio Societal landslide and flood risk in Italy di Bianchi, Guzzetti, Rossi e Salvati, è cresciuto da 162 nella seconda metà dell’800 a 509 nella prima metà del ‘900 schizzando a 2.204 dal 1950 al 2008. Si pensi a Sarno: 5 frane dal 1841 al 1939, 36 dopo la seconda guerra mondiale fino alla catastrofe del 1998. Chissà se un giorno o l’altro impareremo qualcosa.