23 lug 2026

mafia e politica: paradossi


Il paradosso del mentitore è un
celebre rompicapo logico che si basa sull'autoriferimento. Nella sua forma più nota, si esprime dicendo: «Questa affermazione è falsa».Se l'affermazione è vera, allora deve essere falsa. Ma se è falsa, allora deve essere vera, generando un cortocircuito logico senza fine
 
 
 
 
 
 
  • Palazzo Montecitorio, 30/06/2025 - (Agenzia Vista) Giorgia Meloni: “l popolo italiano ha il diritto di conoscere la verità. Ogni sforzo per conoscere quella verità deve essere sostenuto, come quello che sta portando avanti la Commissione parlamentare antimafia che con coraggio, con determinazione sta lavorando in questa direzione.” 
  • 19/07/2026 - (RaiNews) Giorgia Meloni nel 34esimo anniversario della Strage di via d'Amelio: "il 19 luglio è una data che ha segnato la Storia dell'Italia. E ha segnato anche la mia vita. Paolo Borsellino ci ha lasciato un'eredità fatta di coraggio, di amore per la Patria e fiducia nei giovani". “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. "Nel suo ricordo continuiamo a percorrere la strada che ci ha indicato, con lo stesso impegno in difesa della legalità". 
  • 19/07/2026 (ADNKronos) Arianna Meloni a Palermo per ricordare la strage di via D'Amelio: "Lui e gli uomini della sua scorta sono la memoria storica di questa nazione, simbolo di coraggio. A noi il compito di conservare la loro memoria e di cercare quella verità che gli italiani aspettano da tanto, troppo tempo"

22/07/2026 La Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera nega ai magistrati l'accesso alle chat tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Andrea Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l'aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese.

Con Viola e Chinè, l'Inter non c'è

Inchiesta arbitri, la Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, si ricompatta: richiesta l’archiviazione per Rocchi. Scagionata anche l’Inter, “non c’è frode sportiva”.  Le intercettazioni telefoniche dicono altro. Il pm Ascione è stato promosso (promoveatur ut amoveatur) per togliergli dalle mani l’inchiesta. Viola è lo stesso che indagò nel 2024 sui legami tra camorra e Inter
La palla passa a Chinè e alla giustizia sportiva …
Rien ne va plus, les jeux sont faits !

17 lug 2026

Benetton o Maletton (parte 2°)

 Emesse le condanne per il crollo del ponte Morandi di Genova nel 2018. Condannati i managers. Salvi gli azionisti che chiedevano utili e dividendi a scapito della sicurezza !

Ponte Morandi, le condanne ai vertici della due società coinvolte, Aspi e Spea, e ai dirigenti del Ministero dei Trasporti: 12 anni all'ex ad di Autostrade Castellucci, undici a Michele Donferri Mitelli responsabile delle manutenzioni, 5 anni all'ex direttore della vigilanza del Mit Coletta. La sentenza sul disastro del viadotto Polcevera, a Genova, accaduto il 14 agosto 2018, dove morirono 43 persone. Sono state riconosciute le accuse di omicidio stradale plurimo, crollo colposo e omicidio colposo. Sono saltati invece l’aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e i falsi che riguardavano report e ispezioni.  La procura aveva chiesto 18 anni e 6 mesi. Castellucci ha sempre sostenuto il difetto costruttivo del ponte. Un vizio occulto che avrebbe favorito la corrosione degli stralli, quei giganteschi tiranti che sostenevano la struttura. L’ex supermanager si trova in carcere dall’aprile dell’anno scorso, quando è diventata definitiva la condanna a sei anni per la strage di Acqualonga (Avellino), dove un autobus volò giù da un viadotto autostradale causando 40 morti. Nelle ultime dichiarazioni l’ex ad di Aspi aveva inoltre affermato di non aver mai voluto attuare una politica di risparmi (Corsera 17.07.2026 - Andrea Pasqualetto)

16 lug 2026

Chat Control 1.0 : le nostre e-mail diventano pubbliche ?


 Il 9 luglio 2026 il Parlamento Europeo ha approvato la proroga del regolamento temporaneo noto come Chat Control 1.0, estendendone la validità fino al 3 aprile 2028. Il voto è stato più complicato di quanto sembri: la proposta di respingere integralmente la proroga ha ottenuto 314 voti favorevoli, 276 contrari e 17 astensioni, ma non ha raggiunto la soglia dei 361 voti necessaria per bloccarla — quella maggioranza assoluta richiesta dalla procedura d’urgenza che il PPE e la presidente Roberta Metsola avevano voluto per riportare il testo in aula. Una procedura che, di fatto, ha ribaltato l’onere della prova: non bastava il “sì”, bisognava che il “no” raccogliesse abbastanza forza. Non l’ha raccolta.

Per chi non ha seguito questa vicenda fin dall’inizio, vale la pena ricostruirla con precisione, perché il racconto semplificato — “l’Europa vuole spiare i tuoi messaggi” — non cattura né l’esatto perimetro della norma né le ragioni per cui la questione resterà aperta a lungo.

Cosa fa davvero Chat Control 1.0 (e cosa non fa)

Il regolamento UE 2021/1232 autorizza i fornitori di servizi online — Meta, Google, Microsoft e altri — a scansionare volontariamente le comunicazioni elettroniche alla ricerca di materiale pedopornografico CSAM (acronimo inglese di Child Sexual Abuse Material) . Non impone un obbligo generalizzato. Non tocca le comunicazioni protette da crittografia end-to-end (un sistema che protegge i messaggi in modo che solo il mittente e il destinatario possano leggerli, rendendoli incomprensibili a chiunque altro, anche al fornitore del servizio). L’emendamento approvato il 9 luglio esclude esplicitamente dall’ambito di applicazione “le comunicazioni alle quali è stata, è o sarà applicata la crittografia end-to-end” . Rientrano in questa esclusione WhatsApp, Signal, ecc. Dentro rimangono piattaforme come Instagram, Discord, Snapchat, Skype, Xbox, Gmail e iCloud, cioè servizi su cui i contenuti viaggiano — o vengono archiviati — in chiaro per il provider. Queste aziende già potevano accedere a quei dati. La norma le autorizza a farlo in modo sistematico, attraverso algoritmi che confrontano gli hash dei file con database internazionali di materiale illegale noto.

Detto così suona quasi banale. Non lo è, per almeno due motivi.

Il primo: gli algoritmi di rilevamento producono falsi positivi. Non sono macchine infallibili, e una segnalazione errata — che finisce nelle mani di autorità nazionali — riguarda una persona reale, non un dato astratto. Un esempio concreto è una foto innocente di un bambino in una vasca da bagno che potrebbe essere classificata erroneamente, generando stress, segnalazioni e possibili problemi legali per i genitori. Il secondo: il potere di sorveglianza che questa norma esercita non è nelle mani di uno Stato, ma di aziende private, spesso statunitensi, che operano in un quadro normativo ibrido. Chi controlla il controllore è una domanda che il regolamento temporaneo non risolve.

L’Italia e la coerenza che non c’è

C’è un dettaglio che vale la pena registrare, perché racconta qualcosa di preciso sul modo in cui la politica europea funziona — o non funziona. Al 14 luglio 2026, continuano le discussioni sulla posizione del governo italiano, che ha votato “sì” in sede di Consiglio UE per la proroga di un provvedimento, pur avendo espresso contrarietà in sede parlamentare. Nello specifico, i partiti di maggioranza Lega e Fratelli d’Italia hanno votato “no” al Parlamento di Strasburgo sulla medesima questione. Non è una sfumatura: è una contraddizione documentata, tra due livelli dello stesso esecutivo, sullo stesso provvedimento.

La storia vera, che è quella di Chat Control 2.0

Chat Control 1.0 è solo un prolungamento. La vera questione è il regolamento permanente, chiamato Chat Control 2.0. Questo è stato proposto a maggio 2022 dalla Commissaria Ylva Johansson e ora è in discussione tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Le trattative dovrebbero ricominciare a settembre 2026. Nella sua versione originale, Chat Control 2.0 prevedeva la scansione sistematica di tutte le comunicazioni, incluse quelle crittografate end-to-end. Il meccanismo ipotizzato — il cosiddetto client-side scanning — avrebbe effettuato l’analisi direttamente sul dispositivo dell’utente, prima che il messaggio venisse cifrato (in poche parole quando ancora non è partito). Dal punto di vista tecnico, questo svuota la crittografia end-to-end del suo significato: è come installare una telecamera nell’appartamento prima che qualcuno possa chiudere le tende. Esperti di crittografia e sicurezza informatica, come l’ex europarlamentare e attivista Patrick Breyer, avvertono che l’introduzione di “backdoor” o meccanismi di controllo preventivo crea vulnerabilità strutturali che possono essere sfruttate da attori malevoli e compromette i principi di sicurezza degli strumenti digitali. Il testo è stato successivamente modificato per rendere facoltativa l’adozione di questi sistemi, ma il dibattito resta aperto e la direzione di marcia non è definita. Chi sostiene che la crittografia end-to-end sia un diritto non negoziabile e chi ritiene che la protezione dei minori online richieda strumenti più invasivi partono da premesse entrambe legittime, ma inconciliabili senza sacrificare qualcosa. Questa è una sfida a cavallo tra diritto, etica e architettura tecnica dei sistemi di comunicazione, e nessuna delle due parti può permettersi di liquidare l’altra come in malafede.

Cosa accade adesso, concretamente

Fino al 3 aprile 2028, le piattaforme che già accedono ai contenuti in chiaro possono continuare a scansionarli volontariamente. Il testo emendato approvato dal Parlamento tornerà ora al Consiglio UE, che ha tre mesi per accettare o respingere le modifiche. Se non trova accordo, si aprirà una procedura di conciliazione. Nel frattempo, i negoziati su Chat Control 2.0 ripartiranno in autunno.

Se usi WhatsApp o Signal per comunicare, oggi non cambia nulla rispetto a ieri. Se usi Gmail, Discord o Snapchat, quei contenuti erano già accessibili ai provider e potevano già essere analizzati. La proroga non introduce nuovi poteri di accesso: li mantiene, e li formalizza per altri due anni.

Il punto su cui tenere alta l’attenzione non è Chat Control 1.0. È cosa deciderà il trilogo nei prossimi mesi su Chat Control 2.0, e se il client-side scanning troverà spazio nel testo definitivo. Quello sì cambierebbe lo scenario in modo strutturale — non per chi spia le chat, ma per come e dove avviene l’analisi. Su questo, per ora, non c’è ancora una risposta.

Alternative alla sorveglianza di massa per la protezione dei minori
I critici di Chat Control suggeriscono che esistono alternative più efficaci e meno invasive per combattere l’abuso sessuale sui minori online, senza compromettere la privacy di tutti gli utenti. Queste includono:

Indagini mirate: Concentrare le risorse su indagini specifiche basate su sospetti concreti, piuttosto che su scansioni generalizzate.
Rafforzamento della cooperazione internazionale: Migliorare la collaborazione tra le forze dell’ordine a livello globale per identificare e perseguire i responsabili.
Sanzioni più severe: Aumentare la severità delle pene per i crimini di abuso sessuale sui minori.
Investimenti nella protezione dei minori: Destinare maggiori risorse a programmi di educazione alla sicurezza online e supporto alle vittime.
Strumenti investigativi esistenti: Utilizzare metodi già collaudati come intercettazioni mirate e Trojan di Stato, che colpiscono singoli sospettati tramite mandato del giudice.
Analisi forense e intelligence: Sfruttare l’analisi di oggetti, ambienti, insegne e altri dettagli visibili nei contenuti (come nella campagna “Trace an Object” di Europol) per identificare vittime e responsabili, insieme all’infiltrazione nei gruppi chiusi.

Un po di dati? 

Non sono stati trovati dati specifici che dimostrino l’efficacia delle scansioni di massa rispetto a questi metodi più mirati. Tuttavia, i critici sostengono che estendere la scansione ai messaggi privati significherebbe aggiungere un’intrusione enorme a fronte di un beneficio da dimostrare. Si evidenzia inoltre che il 95% delle segnalazioni proviene da un solo soggetto privato (Meta/Zuckerberg), con una valanga di falsi positivi, suggerendo che l’attuale approccio è sproporzionato.

E per concludere?

Come spesso accade, più passa il tempo, più la tecnologia evolve e più le sfide diventano complesse. È un po’ come alcune piante: finché crescono isolate non arrecano alcun danno, ma se si diffondono senza controllo accanto ad altre possono trasformarsi in infestanti, al punto che estirparle senza compromettere l’intero ecosistema diventa estremamente difficile. Con il digitale sta accadendo qualcosa di simile. Per questo l’attenzione dei governi dovrebbe concentrarsi meno su risposte lente e burocratiche e più sulla creazione di task force agili, altamente specializzate e costantemente aggiornate, capaci di intervenire con rapidità. Perché mentre il dibattito politico procede con i suoi tempi, i nostri figli continuano a essere bersagli sempre più facili per persone senza scrupoli che sfruttano gli strumenti digitali per adescare, manipolare e abusare.

 

(https://marcomirra.it/chat-control-1-0-chi-scansiona-le-tue-chat-cosa-ha-deciso-leuropa-e-dove-stiamo-andando/) 

29 giu 2026

Negazionisti climatici ? Non Pervenuti !

Lettera di Riccardo Chiaberge a Dagospia

Caro Dago,

che fine hanno fatto i negazionisti climatici? 36 gradi in Inghilterra, 40 gradi a Milano e Roma, 46 a Parigi. In Francia, il caldo anomalo sta facendo più morti degli attentati islamisti.

E gli ecoscettici che con Trump definivano “una bufala” il riscaldamento globale? Spariti. Colpiti da improvvisa afasia. Il noto fisico dell’atmosfera Matteo Salvini? Non pervenuto.

 Eppure ricordiamo le sue parole di qualche estate fa, di fronte all’Adamello: «Vedi i ghiacciai che si ritirano anno dopo anno e ti fermi a pensare (pensare?), poi studi la storia (studiare?) e vedi che sono cicli». Vabbè, adesso l’emergenza sono i treni, non i ghiacciai, e Matteo deve liquidare Donnarumma (due milioni di euro) per non liquefarsi lui. Se ne riparlerà al prossimo ciclo.

E Vittorio Feltri, che come tutti sanno se ne frega del caldo, e non suda nemmeno? Ammutolito dall’afa. Muto anche il ciarliero Mario Giordano, che ha autorevolmente denunciato i “dati farlocchi” di quelle migliaia di cialtroni che studiano il climate change, perché una volta la Groenlandia era verde e le temperature salivano e scendevano già all’epoca di Annibale.

Tace perfino Giuseppe Cruciani che tempo fa prendeva per il culo «l’ecoansia» e urlava con il consueto garbo nel microfono: «Io me ne fotto, spreco tantissima acqua! Mi faccio quattro docce (ma non aveva detto che si lavava poco?) e tu non mi devi rompere il cazzo».

Dove si saranno cacciati, questi luminari della climatologia? Chi li ha visti? Proviamo a chiedere a Federica Sciarelli, o a chi prenderà il suo posto. Forse li hanno messi in cassa integrazione come i lavoratori dell’edilizia. O si sono infrattati nel reparto surgelati dell’Esselunga, in attesa che passi l’ondata di calore.

Ma anche lì, non gli conviene fare troppo i gradassi: qualche anziano esasperato dai loro sermoni potrebbe tirargli in testa un merluzzo di Capitan Findus.

Sono i rischi che corre chi resiste al “meinstrìm”, al turpe complotto euromusulmano che vuole costringerci a mangiare insetti e ad andare in moschea con l’auto elettrica. Bisogna pur lottare contro la dittatura dell’ideologia woke. Molto meglio l’ideologia wok (senza e finale). La padella cinese. Per rosolarci tutti a fuoco lento.

https://www.dagospia.com/cronache/che-fatto-i-negazionisti-climatici-riccardo-chiaberge-gli-ecoscettici-478785