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Tennis, Sinner paga le tasse anche in Italia. Ed è capace di rendere il brand tricolore attrattivo nel mondo
Con 1,5 milioni di euro versati all'erario italiano, Sinner si conferma tra i maggiori contribuenti. Ecco sfatato il mito della residenza fiscale a Monaco per soli vantaggi fiscali
di Claudio Plazzotta
Poi si dovrebbero aggiungere pure le imposte sui redditi prodotti da Sinner in Italia nei giorni in cui è stato sul suolo nazionale (sponsorizzazioni, ospitate, ecc), e anche le imposte pagate ad esempio sugli investimenti immobiliari fatti a Milano (spesi circa 7 milioni di euro per due appartamenti in centro città). E questo serve come primo argomento per mettere a tacere tutte le inutili polemiche sulla residenza fiscale del campione di tennis.
Sinner, contribuente del mondo
Un secondo punto è che bisogna sfatare il mito dei tennisti che, come Sinner, sceglierebbero di risiedere nel Principato di Monaco esclusivamente per motivi fiscali. Perché non è così. «Sinner risiede a Monaco dove ha sue società che seguono i suoi diritti di immagine», commenta Alessandro Belluzzo, avvocato e fondatore della Belluzzo international partners, boutique professionale multidisciplinare con sede a Londra e uffici sparsi in mezzo mondo, che eroga consulenza negli ambiti wealth, law, tax e finance anche a tantissimi sportivi internazionali, «e nel Principato le società vengono tassate. Poi Sinner, nei periodi in cui risiede a Monaco, spende a Monaco, versa l’Iva nelle casse del Principato. Quanto ai premi che vince giocando a tennis, lui paga le tasse o alla fonte (come, ad esempio, in Italia, dove l’aliquota è del 30%, ndr) oppure, come in Inghilterra, deve fare la dichiarazione dei redditi e pagare una aliquota del 45%. Solo in alcuni paesi i premi sono esentasse, tra cui Riyad, in Arabia Saudita. Perciò Sinner lo possiamo considerare certamente residente monegasco, ma contribuente del mondo. Guadagna tanto, ma le tasse le paga».
Monaco: paradiso non solo fiscale
Peraltro l’Italia, con la flat tax per i super ricchi, sarebbe attraente più o meno come il Principato di Monaco dal punto di vista fiscale. E allora perché i tennisti non vengono a risiedere a Genova o a Milano? «Perché manca un ambiente dedicato per i tennisti, lo sport, gli sportivi e le loro famiglie. Anche in Gran Bretagna», aggiunge Belluzzo, «esiste un regime fiscale simile (si chiama Fig, ndr), con la possibilità di non pagare le tasse per quattro anni sui redditi prodotti all’estero. Ma nessun tennista viene a risiedere in Inghilterra. Perché? Perché a Monaco ci sono numerose strutture di allenamento nel giro di pochi chilometri, tra Principato, Francia e Italia. A Monaco c’è una sicurezza assoluta nella vita di tutti i giorni, c’è la tutela della privacy, non ci sono tifosi o giornalisti assillanti. A Monaco ci sono le scuole internazionali per i figli. E c’è un ambiente internazionale che ai tennisti piace, perché sono abituati a stare in giro per il mondo 11 mesi all’anno».
A ciascun paese uno sport
Per questo i tennisti stanno a Monaco, o ad Abu Dhabi, Dubai, in Florida. E qualcuno pure in Spagna (ma qui, diciamo così, il governo di Madrid ha un occhio di riguardo per i suoi campioni).
Monaco è il paradiso per i tennisti, gli Emirati arabi uniti per ora lo sono soprattutto per i golfisti (moltissimi sono infatti residenti qui), ma si stanno attrezzando per diventare attrattivi pure per i maghi della racchetta. L’Italia potrebbe organizzarsi per creare un suo paradiso per gli sportivi, magari a Ventimiglia. Chissà.
Il silenzio sugli altri sportivi
Terzo punto. Ovviamente la questione della residenza fiscale esce sempre in relazione a Sinner, ma non per altri tennisti che risiedono a Monaco. Incomprensibile.
Sinner fa bene anche al brand Italia
Quarto punto. Le Atp Finals che si sono appena concluse a Torino hanno prodotto un gettito fiscale netto di 100 milioni di euro (tra biglietteria, sponsor, indotto sul territorio) finiti nelle casse dello stato. Sarebbe stato lo stesso senza Sinner? Difficile pensarlo. I campioni che vincono danno lustro all’Italia, fanno incassare più soldi con l’indotto e distribuiscono ricchezza a tutti. La capacità contributiva di Sinner, quindi, non è solo legata alle tasse che paga, ma alla sua capacità di rendere attraente il brand Italia. Con buona pace dei vari Vespa, Cazzullo e co.
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