29 ott 2025

Verba volant, Meloni manent: "Finito l'amichettismo, adesso le do io le carte"

1.    Ministero dell’agricoltura: Francesco Lollobrigida (cognato)

2.    Unirelab (società che si occupa di ricerca e servizi nell’ambito ippico e della salute animale): Luca Branciani (sindaco meloniano di Montelibretti)

3.    Ageac (agenzia che gestisce i contributi europei destinati agli agricoltori): Fabio Vitale (uomo di fiducia del ministro)

4.    Ismea (istituto che sostiene il mercato agricolo e alimentare tramite studi e finanziamenti): Livio Proiettic(ex parlamentare di destra)

5.    Agricat (società che eroga mutui e finanziamenti per il comparto agricolo): Massimo Tabacchiera (vari ruoli pubblici legati a FdI)

6.    Ministero dell’Ambiente: Margherita Scoccia, Raffaele Latrofa e Roberto Cuccioleta (consiglieri comunali di Perugia, Pisa e Albano Laziale) 

7.    Gestore servizi energetici (Gse): Giovanni Quarzo nel cda (presidente del gruppo consiliare di FdI a Roma) 

8.    Terna: Giuseppina DiFoggia (area FdI)

9.    Leonardo: Francesco Macrì nel cda (consigliere comunale FdI uscente di Arezzo) e Roberto Cingolani amministratore delegato(quota meloni)

10.  ENEL: Alessandro Zehentner nel cda (candidato per i meloniani al Senato ma non eletto)

11.  Istituto poligrafico e Zecca dello Stato: Paolo Perrone (ex sindaco FdI di Lecce)

12.  Ales (società che gestisce i musei di Stato): Fabio Tagliaferri (vicesindaco FdI di Frosinone)

13.  Piccolo di Milano: Geronimo La Russa (!)

14.  Automobile Club d'Italia (ACI): Geronimo La Russa presidente (!) e Giovanni Battista Tombolato nel cda (ex deputato lega)

15.  Sogesid: Roberto Mantonavelli (ex candidato lega a sindaco di Verona)

16.  Cinecittà: Isabella Cioffi nel cda (ex responsabile organizzazione della Lega nel Lazio)

17.  GSE: Paolo Arrigoni (ex senatore lega), Roberta Toffanin (ex senatrice FI) e Giuseppe Moles (ex deputato FI) nel cda

18.  Poste spa: Paolo Marchioni nel cda (ex sindaco lega di Omegna)

19.  Consap: Francesca Cerruti (ex consigliera regionale leghista), Antonio Gennaro (ex deputato della Lega) e Antonio Zennaro (responsabile Lega Abruzzo) nel cda 

20.  Equitalia giustizia: Francesca Attilia Brianza presidente (ex consigliera regionale lega)

21.  Sogin: Jacopo Vignati nel cda (ex segretario della Lega a Pavia)

22.  Società per il traforo: Roberto Togni (consigliere di Aosta lega)

23.  Stretto di Messina: Francesco Saccomanno (commissario della Lega in Calabria)

24.  Commissione Autorizzazioni integrate del ministero Ambiente: Marino Zorzato (ex deputato FI)

25.  Contratto per le 'filiere produttive' del ministero: Maria Spena (ex deputata FI)

26.  Consigliere per le politiche degli enti locali del ministero: Carmine De Angelis (ex deputato FI)

27.  Teatro Petruzzelli di Bari: Nazareno Carusi (pianista) sovrintendente

28.  Teatro La Fenice di Venezia: Beatrice Venezi direttrice musicale Nicola Colabianchi sovrintendente 

29.  Biennale: Pietrangelo Buttafuoco(area FdI)

30.  Ministero cultura: Alessandro Giuli (area FdI)

31.  AIFA ((Agenzia italiana del farmaco) Francesco Fera (amico del sottosegretario Gemmato)

32.  Istituto Superiore di Sanità: presidenza a Rocco Bellantone (cugino del sottosegretario Fazzolari)

33.  ENI: presidente Giuseppe Zafarana (quota lega)

… to be continued !

 

 


e chinè ? dov'è ?

Tuttosport 29.10.2025

 

28 ott 2025

Verba volant, Meloni manent: accise gasolio in aumento ...

Dal 1° gennaio 2026 il gasolio pagherà come la benzina: una “equiparazione” che vale 2,6 miliardi di euro per le casse pubbliche. La stessa Giorgia Meloni che da oppositrice definiva le accise un “pizzo di Stato” oggi le rilancia, anticipando l’Europa e caricando ancora una volta il conto sulle tasche dei cittadini

Il Governo ha trovato la sua nuova gallina dalle uova d’oro: si chiama equiparazione delle accise tra gasolio e benzina.
Dal primo gennaio 2026, i due carburanti pagheranno lo stesso prelievo fiscale – 67,29 centesimi al litro – ma la “parità” vale solo per i conti pubblici: chi guida un’auto diesel, e sono milioni di italiani, vedrà i prezzi salire.

Secondo la relazione tecnica allegata alla Legge di Bilancio 2026, il gettito sarà da record: 550 milioni di euro nel primo anno, fino a toccare 2,6 miliardi entro il 2033. Una manna per l’erario, una stangata silenziosa per automobilisti e autotrasportatori.

Eppure, la direttiva europea sui Sussidi ambientalmente dannosi (SAD) non imponeva alcuna fretta: l’Italia avrebbe potuto adeguarsi entro il 2030, diluendo gli effetti. Ma il governo Meloni ha deciso di anticipare di quattro anni, in nome – dicono – della transizione ecologica.

La memoria, in politica, è corta. Nel 2019, Giorgia Meloni tuonava dai banchi dell’opposizione contro “il pizzo di Stato sui carburanti”, accusando i governi precedenti di spremere gli italiani alla pompa. Oggi quello stesso “pizzo” viene riproposto, con un tempismo che lascia poco spazio all’interpretazione: lo Stato incassa, i cittadini pagano.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha provato a giustificare l’anticipo, definendo il taglio al vantaggio del diesel “un sussidio ambientalmente dannoso”. “Lo dobbiamo fare – ha detto – approfittando dei prezzi bassi del mercato del petrolio.”
Tradotto: è il momento giusto per aumentare le tasse, tanto nessuno se ne accorge.

La manovra, in realtà, non porta equilibrio ma convenienza per lo Stato.
Il gasolio, più consumato della benzina, garantirà un gettito complessivo maggiore.
La riduzione dell’accisa sulla benzina – appena 4,05 centesimi – serve solo a mascherare l’aumento corrispondente sul diesel.
Un gioco di specchi che somiglia più a un’operazione di cassa che a una misura di sostenibilità.

Dal mondo dell’energia arriva l’unica proposta concreta.
Gianni Murano, presidente dell’Unione energie per la mobilità (Unem), chiede che i nuovi incassi vengano reinvestiti nella transizione energetica, sostenendo i carburanti rinnovabili e incentivando i biocarburanti a bassa impronta carbonica.
Un modo per dare un senso al sacrificio dei cittadini.

Ma la realtà, almeno per ora, è un’altra: il governo fa cassa e anticipa l’Europa non per scelta ecologica, ma per necessità di bilancio.
Mentre gli italiani, tra bollette e pieni di carburante, continuano a pagare un “pizzo di Stato” che cambia nome ma non sostanza.

Il paradosso è servito: chi predicava “prima gli italiani” ora antepone prima le entrate.
Si tolgono risorse alle famiglie per riempire le casse pubbliche, si maschera da “scelta verde” quella che è semplicemente un’altra tassa.
Il risultato? Più soldi per lo Stato, meno libertà per chi lavora, viaggia e si sposta in un Paese dove fare il pieno è ormai un lusso.

https://www.valledaostaglocal.it/2025/10/26/leggi-notizia/argomenti/economia/articolo/il-pizzo-di-stato-e-servito-le-accise-tornano-a-colpire-e-il-governo-incassa.html 

 

Verba volant, Meloni manent: (ancora) via libera ai call center ?

Più contatti ai call center promozionali  (fanpage.it) 

... proposta invece non solo da Forza Italia, ma anche da FdI, Lega e anche Italia viva. Il testo degli emendamenti è identico: si tratta di dare ai call center accesso a un database di numeri di telefono che invece oggi è tutelato.

Uno degli articoli del Codice della comunicazione, infatti, afferma che le compagnie telefoniche non possono trasmettere ai loro call center i numeri che vengono inseriti nel cosiddetto "database per la portabilità dei numeri mobili", e neanche le informazioni che vengono acquisite "per esigenze di carattere propriamente operativo". Sono numeri e informazioni di contatto che servono per motivazioni tecniche, ma sono tutelate dall'uso per finalità pubblicitarie.

I partiti di maggioranza e IV hanno chiesto di aggiungere una sola frase per far saltare, in parte, questa tutela. I numeri e le informazioni di contatto raccolte per "esigenze di carattere propriamente operativo" potrebbero essere inviati ai call center e ai centri di telemarketing. Basterebbe che il cliente "abbia prestato il proprio consenso all'utilizzo di detti dati". Con tutta probabilità, la procedura si ridurrebbe a un click o una crocetta per il consenso, e a quel punto si aprirebbe l'ennesima possibilità di campagne di telemarketing aggressive.

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https://www.senato.it/show-doc?tipodoc=Emendc&leg=19&id=1474697&idoggetto=1465989 

Proposta di modifica n. 8.0.10 al DDL n. 1578

8.0.10

Damiani, Paroli

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 8-bis.

(Corretto utilizzo delle informazioni sulla portabilità mobile)

          1. Al comma 1-bis dell'articolo 98-duodecies del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, dopo le parole: "propriamente operativo" sono aggiunte le seguenti: "per queste ultime fatto salvo il caso in cui il cliente abbia prestato il proprio consenso all'utilizzo di detti dati".».


Verba volant, Meloni manent: tariffe del cellulare in salita ?

https://www.fanpage.it/ 
Aumento automatico delle tariffe per le offerte telefoniche

Il testo della proposta si trova in un emendamento di Forza Italia, a prima firma del senatore Antonio Trevisi (eletto con il M5s ma passato a FI nell'estate dello scorso anno).
Oggi le regole sono queste: una compagnia telefonica può alzare il prezzo dell'offerta se è passato almeno un anno da quando il cliente ha firmato il contratto; e l'aumento nel caso deve essere uguale all'indice di inflazione. Questo significa peraltro che se l'inflazione è negativa (è avvenuto per esempio nel 2020 e nel 2016) il prezzo scende. Se l'aumento di prezzo invece è più alto dell'inflazione, il cliente può decidere di disdire l'offerta gratuitamente e passare a un altro operatore.

La nuova proposta di FI darebbe molta più libertà alle aziende. Potrebbero mettere nei contratti "una clausola di adeguamento automatico dei prezzi" con cui le tariffe si alzerebbero non solo in misura pari all'inflazione, ma anche oltre, con una percentuale aggiuntiva da "rendere nota all'utente" prima che firmi.

L'aumento dei prezzi potrebbe scattare "non più di una volta l'anno", con un preavviso di "almeno due mesi", e avrebbe effetto sui prezzi "applicabili per i successivi dodici mesi". Qui c'è però una differenza chiave: il rincaro, anche se è più alto dell'inflazione, non sarebbe considerato una "modifica delle condizioni contrattuali". Quindi, niente disdetta gratuita. Se si volesse cambiare operatore per evitare l'aumento della tariffa bisognerebbe pagare.

Le novità non si applicherebbero ai contratti già in vigore, ma solo a quelli nuovi. Oppure a quelli ‘vecchi' che hanno subito un cambiamento arbitrario delle condizioni economiche da parte dell'azienda negli ultimi dodici mesi.

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 https://www.senato.it/show-doc?tipodoc=Emendc&leg=19&id=1474704&idoggetto=1465989

Proposta di modifica n. 9.0.113 al DDL n. 1578

9.0.113

Trevisi, Paroli, Damiani

«Art. 9-bis.

(Indicizzazione offerte operatori di comunicazione elettronica)

          1. I contratti per adesione stipulati con gli operatori di comunicazione elettronica possono prevedere una clausola di adeguamento automatico dei prezzi, in misura corrispondente all'aumento dell'indice annuale dei prezzi al consumo, eventualmente incrementato di un coefficiente predeterminato e reso noto all'utente prima della sottoscrizione del contratto.

          2. Il valore del coefficiente di maggiorazione dell'indice dei prezzi al consumo non può essere superiore ad un valore massimo, definito dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente provvedimento. Entro il medesimo termine, l'Autorità determina anche le modalità di adeguamento dei prezzi e le misure di garanzia per le fasce di utenza meritevoli di speciale tutela.

          3. L'adeguamento dei prezzi può essere effettuato non più di una volta l'anno ed ha effetto sui prezzi applicabili per i successivi 12 mesi. Gli operatori forniscono agli utenti finali, con modalità definite dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente provvedimento, un'informativa trasparente e completa in merito all'adeguamento dei prezzi contrattualmente previsto, con almeno due mesi di anticipo rispetto alla data di prevista applicazione.

          4. I prezzi applicati in virtù di una clausola di adeguamento automatico non possono essere oggetto, limitatamente al periodo di validità degli stessi, di proposte di modifica unilaterale da parte degli operatori, fatto salvo il caso dell'applicazione di condizioni di maggior favore per l'utente.

          5. La variazione dei prezzi, in applicazione di una clausola di adeguamento automatico prevista nel contratto accettato dall'utente, non costituisce modifica delle condizioni contrattuali.

          6. I contratti in essere alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, ove non siano stati oggetto di proposte di variazione unilaterale delle condizioni economiche nei precedenti dodici mesi, possono essere modificati dalla previsione di una clausola di adeguamento automatico dei prezzi, con le modalità e le garanzie previste dall'articolo 98-septiesdecies, comma 5, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259.».

 

17 ott 2025

Trump, Putin, Kiev, Europa: mala tempura currunt.

 

L'ideologo di Putin: «Noi russi in guerra con l'Europa. A Trump fermarci non conviene: si arricchisce, prosciugando voi»      
di Marco Imarisio (Corsera 17/10/2025)

Sergey Karaganov, ideologo del capo del Cremlino: «Deve tornare la paura. Gli Usa non rappresentano il peggio della civilità occidentale: sono molto più razionali di voi europei, è più facile trattare con loro»

MOSCA - «Un grande Paese ha bisogno di una ideologia di Stato. Altrimenti non è niente. E quando la perde evapora la nazione stessa. L’antica Roma ce l’aveva, l’Italia di oggi no. Forse è per questo che da molti secoli non siete un grande Paese»