15 dic 2025

L’AMERICA DI UN TEMPO NON C’È PIÙ

 

di Carlo Rognoni – Corriere della Sera 15.12.2025

 Un delirio. Questo è il documento firmato da Donald Trump e pubblicato dalla Casa Bianca.

 Un delirio. Il titolo incuriosisce (Strategia per la sicurezza nazionale), il testo è quanto di peggio e drammatico ci si possa aspettare da un presidente degli Stati Uniti.

Nei nove mesi di potere di Trump tutti(tranne, forse, Giorgia Meloni e Salvini) abbiamo potuto convincerci che l’America non è più quel baluardo dell’Occidente su cui da europei abbiamo potuto contare in passato e che abbiamo conosciuto, con le sue grandi contraddizioni –— d’accordo— ma sempre come faro della democrazia.

Le prime due cartelle — sulle 29 del documento — firmate con un classico pennarello nero, proprio di Trump, sono la dimostrazione che in America c’è un capo del governo che ha perso la testa, e con essa il significato della politica e della misura, della responsabilità, dell’equilibrio necessario in un mondo che sta profondamente cambiando.

«L’America è forte e di nuovo rispettata perché stiamo seminando la pace in tutto il mondo... è un Paese più sicuro, più ricco, più libero, più grande e più potente che mai». Se non è questo «un delirio di onnipotenza», che cosa è? «Questo documento è il suicidio degli Stati Uniti così come li abbiamo conosciuti da dopo la Seconda guerra mondiale»: è il commento più duro e azzeccato che ho letto, ed è di una grande intellettuale e scrittrice, Anne Applebaum.

Tutti i capi di Stato europei—ma non solo — dovrebbero leggerlo. Racconta che futuro ci aspetta. Probabilmente solo la lettura di ben una ventina di pagine «si salva»: è un lungo comizio, per convincere gli americani che con Trump diventeranno sempre più ricchi e sempre più potenti. E che il resto del mondo conta sempre meno. Chissà che Trump non stia già pensando alle prossime elezioni.

E se così fosse chissà se i democratici non si sveglieranno e decreteranno la fine di un incubo mondiale, non solo americano.

Al di là di quello che possiamo sperare la lettura delle altre pagine del documento che parlano di Cina, di Russia, di Asia, del Medio Oriente — e per quel che più ci interessa da italiani — di Europa, sono figlie di una tragica strategia isolazionista, egocentrica. Con l’economia che conta più della diplomazia, con il potere delle armi che conta più della collaborazione internazionale. È un attacco all’Unione europea, a Bruxelles, a tutte le istituzioni che si interpongono con il sogno di Trump. Il presidente americano si augura che il nazionalismo cresca, si rafforzi, mandi in soffitta l’idea stessa di un’Europa più forte e finalmente più unita.

Se i leader europei ancora non lo fanno, dovremmo augurarci che tutti loro leggessero, studiassero approfonditamente il documento uscito dalla Casa Bianca. Per capire che l’alleato che abbiamo avuto in Occidente non c’è più. E che da europei dovremmo fare quel salto che Lui non vuole. Un continente unito non solo sul piano della Difesa (con un esercito comune), della politica estera, della sfida tecnologica, degli investimenti per un’economia che superi lo spauracchio dei dazi, che guardi a un domani con l’orgoglio di una cultura democratica, forte abbastanza da dialogare sì con i Grandi ma non subirne l’arroganza. Per ora l’unica reazione ufficiale

al documento da parte di un leader europeo è apparsa timida, più scocciata che indignata: la Germania fa sapere che «non ha bisogno di consigli dall’esterno». Tutto qui? Veniamo presi a schiaffi e facciamo finta di niente? Facciamo finta che l’ingerenza di Washington non sia inaccettabile, intollerabile?

Peggio mi sento quando leggo che secondo la premier italiana Trump ha ragione.

 

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