La storia si ripete. Anni dopo “allora abbiamo una banca” di Fassino (anno 2005: operazione Unipol su Bnl), Banco Bpm (BPM) prende la maggioranza di Monte dei Paschi di Siena (MPS) per poi acquistare Mediobanca (MB) e quindi prendere il controllo di Generali (G) con tutto quello che significa nella finanza italiana (già Berlusconi provò negli anni 70 ad entrare nel cda di Trieste perchè interessato al patrimonio immobiliare, ma fu messo alla porta) .
Con questa operazione la Roma politico-economica (caltagirone, angelucci) tenta l’assalto all’Italia del nord (che li ha sempre tenuti lontano dalla stanza dei bottoni) e alla cassaforte Generali. Approfittando del declino dei vecchi potentati (agnelli, pirelli, pesenti, benetton) e alla voglia di crescita dei nuovi (delfin) lanciano un attacco su MPS tramite BPM. E mentre gli italiani vengono anestetizzati dalle notizie dal fronte (trump, putin, ucraina, netanyahu) o dalla cronaca di regime o dal gossip, i ‘poteri forti’ mettono in atto un piano progettato dal 2019 che forse solo il covid ha rallentato. Il governo ‘de roma’ giustifica la scalata a mps come necessità di creare un terzo polo alternativo (e meno indipendente dalla politica) a unicredit e intesa. Ma la vecchia guardia milanese (lega lombardo-veneta? famiglia berlusconi – forza italia ?) ha un sussulto.
E come per incanto si ri-attiva, dopo mesi di sonno e nebbia, la procura di milano (pare, secondo la stampa, che i pm abbiano ordinato la perquisizione la scorsa settimana e non a settembre per non interferire sulla ops mps): manipolazione di mercato, aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza (Consob, BCE e Ivass): in pratica MPS ha preso il controllo di Mediobanca, superando il 25% delle azioni, senza lanciare una Offerta pubblica di acquisto in contanti necessaria quando si supera la soglia di partecipazione del 25% - ed è stato nascosto il il patto segreto tra i protagonisti dell’affare, tagliando fuori di fatto gli azionisti di minoranza. In tutto questo scenario da operetta intanto l’Europa che conta ci tiene politicamente ai margini e continua a fare della finanza italiana terreno di conquista: borsa italiana in mano a euronext, credit agricole compra sportelli e fondi, bnp paribas ha bnl, blackrock è il primo azionista di unicredit ed ha partecipazioni rilevanti in Intesa e MB, Allianz è il terzo gruppo assicurativo in italia.E come in un film d’antan
che si delinea l’eterno tentativo della politica di controllare la finanza:
Interpreti principali:
Banco Bpm, Banca MPS (ad Luigi Lovaglio), Luxottica (famiglia DelVecchio tramite il
presidente Milleri), Francesco Caltagirone (dell’omonimo gruppo e
proprietario de Il Messaggero), Akros (advisor il cui presidente Alessandro
Melzi d’Eril viene poi nominato ad di MB), Cassa Depositi e Prestiti
(Alessandro Tonetti vicedirettore generale), Mef - Ministero del Tesoro (dg
Stefano di Stefano), Procura della Repubblica di Milano
La trama si sviluppa
così: (si riportano estratti dai maggiori quotidiani nazionali):
- 16 ottobre 2020 il governo Conte stabiliva tramite decreto le modalità
di cessione delle quote di Mps rimaste in mano allo Stato dopo il salvataggio
della banca senese del 2017 che costò allo stato 5,4miliardi di euro. La
vendita, secondo gli accordi con la BCE, avrebbe dovuto essere realizzata
«attraverso procedure competitive, trasparenti e non discriminatorie».
- 20 gennaio 2023 venne ceduto dal Tesoro il 25% e il 26 marzo 2024 il
12,5% delle azioni Mps tramite banche internazionali (Bank of America,
Jefferie, Ubs, Citi e Mediobanca) con un Accelerated bookbuilding.
- ottobre 2024: Caltagirone alla Consob ammette di essere stato “interpellato
nell’ottobre 2024 dal ministero … interessato a creare un nucleo di investitori
italiani per Mps. … Successivamente, dal ministero gli era stata data sommaria
indicazione degli altri soggetti che sarebbero stati invitati alla procedura”,
e che tra costoro “il Tesoro gli aveva fatto menzione proprio di Delfin, Bpm e
Anima”. Versione confermata da Romolo Bardin (ad Delfin) a Consob: “contatti di
Milleri con Caltagirone ed altri esponenti istituzionali. Milleri aveva
raccolto l’interesse del Ministero per la creazione di un nucleo di investitori
italiani in Mps”.
- 13 novembre 2024 vendita di un ulteriore 15% di MPS a 6.9 euro per
azione con un premio del 7%: l’incarico viene dato solamente a Banca Akros
(posseduta da Banco BPM) che vende alla stessa BPM il 9% di MPS (5% diretto +
4% al suo fondo di investimento Anima). Nell’operazione Akros suggerisce al
Tesoro di incrementare la quota in vendita dal 7% al 15% e praticamente vende
alla sua stessa banca la fetta più grossa delle azioni in vendita. Dalle
cronache del mercato, durante lo svolgimento del collocamento, Akros non
avrebbe dato informazione al mercato sull’orientamento del prezzo delle offerte
e avrebbe «precluso la partecipazione» di altri investitori come BlackRock o i
fondi Millennium, Norges e Pt2. Insomma, secondo i pm, la procedura «non è
stata competitiva». Inoltre Akros era talmente
piccolo (rispetto ai pool di banche) da dover farsi prestare una garanzia di
600 milioni dalla propria controllante Bpm, peraltro poi acquirente insieme ad Anima
in quel momento sotto Opa BPM.
L’operazione ha di fatto spalancato le porte di Mps ai due soci forti
Caltagirone e Delfin e ha fatto da trampolino di lancio verso la successiva
offerta pubblica di scambio (Ops) del Monte per Mediobanca.
- 27 dicembre 2024: Caltagirone e Delfin inseriscono in cda MPS i propri
consiglieri al posto dei dimissionari 5 «indipendenti» che erano stati eletti
nella lista del ministero.
- 09 aprile 2025: Andrea Orcel (ad Unicredito) spiega ai pm come la sua
banca abbia cercato di acquistare le azioni Mps messe in vendita dal Tesoro
attraverso Banca Akros, ma che al suo incaricato «è stato risposto che
l'offerta era già chiusa, cosa che ci aveva sorpreso poiché è notorio che in
procedure simili esista uno spazio di dialogo negoziale prima di chiudere
l'operazione». Aggiunge che ci furono «molti commenti critici soprattutto a
Londra...basati essenzialmente sull'anomalia di un'operazione di mercato
[...]». L'ad di Unicredit aveva dubbi anche sulla scelta di Banca Akros «che
[...] non era certamente un soggetto primario [...] ed apparteneva
effettivamente al gruppo che in definitiva ha acquistato il 9%», ossia
Banco-Bpm che aveva lanciato un'Opa anche su un altro acquirente come Anima
ancora «il dubbio era se l'intermediario individuato era in condizione di
difendere adeguatamente gli interessi del venditore».
- 17 aprile 2025: assemblea MPS approva aumento capitale per la scalata
MB. Lovaglio all’assemblea MPS: “L’operazione
– l’ho detto pubblicamente e ho documentazione che mi supporta – l’ho
presentata per la prima volta nel dicembre 2022 al ministro Giorgetti,
precisamente il 16 dicembre 2022”.
- 18 aprile 2025: intercettazione di Lovaglio che commenta con
Caltagirone il voto contrario di Blackrock (2% di MPS posseduto) “Qualcuno ci
ha fatto il bidone, perché Blackrock è un 2% (…) io ho scritto al ceo e so che
il ministro ha scritto un sms perché io gli ho detto
- Oh, guarda che non ha votato! -, quindi gli ho detto a Sala (ex dg del Tesoro)
hanno scritto un sms, nonostante questo... non è andata bene”.
Sempre la Gdf intercetta Lovaglio al telefono con Caltagirone: «Le faccio i
complimenti perché è stato molto bravo», dice l’ingegnere al banchiere. «Il
vero ingegnere è stato lei, io ho solo eseguito l’incarico… comunque godiamoci
questa cosa, è stata… ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei
per l’idea, esatto». «Perfetto, bene. È andata come doveva, grazie». «Come
meritavamo», chiosa Lovaglio.
Lovaglio a Caltagirone in un’altra ’intercettazione telefonica «Facciamo fase
due» cioè, come scrivono i pm, «l’ipotesi che l’Ops su Mediobanca costituisca
soltanto la prima fase di un più ampio piano comune, riguardante Assicurazioni
Generali». Intanto , Delfin e Caltagirone aumentano la
loro partecipazione in Mps: passano al 9,86% e al 9,96%. Questi acquisti, «in
quanto concertati», per i pm avrebbero richiesto l'ok di Bce e Consob. Dicono i
pm che il duo «si è ben guardato» dal fare comunicazioni.
- 18 aprile 2025: Mef oppone il golden power alla acquisizione di Banco
BPM da Unicredit.
- 23 aprile 2025: intercettazione tra Giuseppe Puccio e Giulio Greco,
rispettivamente amministratore e manager di Banca Akros, estranei a qualsiasi
accusa, "terzi interlocutori" ma "pur sempre qualificati ed
informati" in cui i due commentano la vicenda. "I due (Delfin e
Caltagirone. ndr) alla fine si ritroveranno a controllare Mediobanca.
Controllando Mediobanca, di fatto, controllano la partecipazione che ha in
Generali, dritto (fonetico). Questa è l'operazione, non ce n'è un'altra!"
- 24 aprile 2025 assemblea Generali: Unicredit decide che voterà per la
lista presentata da Caltagirone che contende il cda alla lista di Mediobanca. Rumours dicono che è una mossa per cercare la
benevolenza del governo Meloni che oppone a Unicredit il golden power per
bloccarne l'offerta su Banco Bpm.
- 27 aprile 2025: giorno precedente l’annuncio della tentata (invano)
contromossa anti-scalata di Mps a Mediobanca da parte dell’allora numero uno di
Mediobanca, Alberto Nagel, e cioè la sua idea di scambiare l’intera
partecipazione di Mediobanca dentro le Assicurazioni Generali con azioni invece
di Banca Generali, in vista di una fusione. Fabio Corsico (referente del gruppo
Caltagirone), per sapere che tipo di operazione straordinaria sia quella che
Nagel ha anticipato verrà comunicata l’indomani, chiama subito («Hanno
deliberato qualcosa?») Panizza, un consigliere di Mediobanca in quota Delfin
entrato a ottobre 2023 con Sabrina Pucci.
E a bassa voce tra mille imbarazzi («Sono in un posto che non posso
parlare») Panizza gli conferma che il cda di Mediobanca ha deliberato il lancio
della proposta su Banca Generali, ma «senza il mio voto e quello di Sabrina
naturalmente», si affretta Panizza a giustificarsi con il manager di
Caltagirone. Si dimostra che «I
consiglieri espressione di Delfin in Mediobanca appaiono rispondere della
propria attività in Mediobanca non solo a Delfin, ma prima ancora a
Caltagirone».
- 28 aprile 2025: discutendo con un interlocutore delle scarse chances
che l’assemblea Mediobanca approvasse la proposta difensiva di Nagel su Banca
Generali, Melzi d’Eril spiegava che i calcoli sui voti in assemblea dei vari
azionisti andassero fatti «partendo da meno 30, perché comunque quella è la
somma di Caltagirone/Del Vecchio, e considerando i simpatizzanti di
Caltagirone/Del Vecchio magari da meno 35».
E il 7 maggio, parlando a un manager di Mediolanum, lasciava capire che
Caltagirone e Delfin operavano di concerto su Mediobanca in vista di Generali:
«Ma sai Mediobanca, una volta che ha mollato Generali, non gliene frega più
niente a nessuno...». Della
manovra difensiva si lamenta un dirigente del Mef, Stefano Di Stefano — sentito
dai pm — con Alessandro Tonetti, vicedirettore di Cassa depositi e prestiti:
«Mediobanca sta facendo di tutto per salvare il posto al suo ad. Un approccio
molto antigovernativo».
- 29 aprile 2025: Lovaglio incontra il presidente Ivass insieme al capo
segreteria che riporta in una nota che "l'intenzione di dare corso
all’Offerta su Mediobanca è risalente, e che la presenza di 'alcuni soci e il
supporto governativo' hanno avuto in questo momento un 'ruolo
facilitatorio'".
- 5 maggio 2025: Caltagirone ragiona con Lovaglio sulla contromossa di
Nagel che avrebbe l’effetto pratico di sfilare Generali alla scalata Mps di
Mediobanca, e che peraltro il 17 giugno in un’altra intercettazione il
direttore generale delle Partecipazioni del Ministero del Tesoro e consigliere
di Mps Stefano Di Stefano iscriverà a un «approccio molto antigovernativo» di
Nagel. Caltagirone (azionista di Mps e
Generali) teorizza infatti una distinzione: con l’offerta di Mediobanca
«sarebbe contento il Monte, non gli azionisti del Monte. Agli azionisti del Monte non gli interessa
più Mediobanca senza Generali... Per carità di Dio», ride, «è meglio non farla
l’operazione» (che il 21 agosto sarà respinta dall’assemblea dei soci di
Mediobanca).
- 29 luglio 2025 Consob chiede al Tesoro se ci fosse qualunque «interlocuzione,
contatto o scambio tra il ministero e gli investitori che poi hanno acquisito
una partecipazione rilevante in Mps (Delfin, Caltagirone, Anima, Bpm) e/o con
la banca». Il dg Soro nega qualsiasi contatto.
Nella stessa data Consob chiede al Tesoro perché della scelta di Akros. Il
ministero rispose che la scelta fu motivata dall’offerta del più conveniente
sconto sul prezzo di base, lo 0,05%. Akros in verità offrì all’inizio offrì lo
0,2%, proprio come i colossi Bank of America e Jefferies, solo che poi fu
«l’unica a ricevere dal ministero la richiesta di un rilancio», cosa su cui il
Mef glissa con la Consob.
Il dg Soro attesta anche “di non aver contattato i consiglieri uscenti, e
tantomeno di averne sollecitato le dimissioni”. Solo che, “secondo le
dichiarazioni dei consiglieri alla Consob, per 3 dei 5 (Negri Clementi, Fabris
De Fabris e Foti Belligambi) le dimissioni furono richieste o imposte dal
ministero, o in un caso dal deputato della Lega Alberto Bagnai, che aveva detto
di esprimersi per conto del ministero.
- 22 agosto 2025 all'assemblea straordinaria di Mediobanca, Unicredit si
astiene con il suo 1,9% sull'estrema proposta difensiva del cda di lanciare
un'offerta su Banca Generali pagandola con il suo 13,2% del Leone. Su
Banco-Bpm, però, nessun cambio di rotta dal governo. L’operazione viene
respinta in assemblea con il voto contrario di Caltagirone e di alcuni soci
astenuti, come Delfin e le casse Enasarco, Enpam e Cassa Forense.
- il ministero disapprova l’ops MB su Banca Generali. Lo si evince da una chiacchierata
tra Stefano Di Stefano, (direttore generale delle Partecipazioni al Mef, nonché
consigliere del Monte) con Alessandro Tonetti (vicedirettore generale di Cassa
depositi e prestiti.
- dicembre 2025: governo presenta una riforma del Testo unico della
finanza che porta la soglia per l’Opa obbligatoria dal 25% al 30% e «allenta le
regole per accertare il concerto tra soci nelle operazioni di mercato». La
questione è solo apparentemente tecnica: il passaggio dalle presunzioni
assolute a quelle relative permetterà ai soci, per la prima volta, di
dimostrare che non esiste un'azione coordinata. Di fatto gli interessati
potranno fornire una prova contraria, un'opzione che oggi non è ammessa. E
questo ridurrà anche le tutele per gli azionisti di minoranza, oltre «a
indebolire la capacità di vigilanza delle autorità» rendendo difficile
individuare accordi occulti. Le nuove
regole entreranno in vigore solo dopo l'approvazione definitiva del decreto
legislativo che le contiene.
L’inchiesta milanese vaglia anche gli acquisti di azioni Mediobanca operati da alcune Casse di previdenza sottoposte a vigilanza pubblica, e «apparsi finalizzati a sostenere» la scalata di Mps attraverso la partecipazione all’assemblea in cui in agosto Enasarco, Enpam e Cassa Forense con il loro 5% si astennero (concorrendo al 42% di contrari/astenuti rispetto al 35% di favorevoli) sulla contromossa difensiva tentata da Mediobanca su Banca Generali. Negli acquisti fatti dalle Casse la GdF segnala «numerose anomalie formali» quali «assenza di delibera del cda necessaria per acquisti estranei alla policy di investimento prevista dallo statuto, incarichi a intermediari affidati a enti situati in Paesi non collaboranti con le Autorità di vigilanza e correlativa assenza di documenti sull’operatività, e mandati privi di limiti circa i criteri di investimento».
Siamo solamente all'inizio della commedia.
To be continued …
02/12/2025 (agg.)
03/12/2025 (agg.)
… Mef avrebbe aggirato il divieto di usare il capitale pubblico in Mps per fare acquisizioni di altre banche, un requisito che era stato imposto per autorizzare il salvataggio di Mps da parte della Commissione europea. Le preoccupazioni che discendono dal comportamento anomalo del nostro governo sono state scritte nero su bianco in un documento firmato dalla presidente del Consiglio di Vigilanza della Bce, la quale sottolinea almeno due questioni rilevanti. La prima è che il governo italiano usa il “golden power” in modo opaco e asimmetrico: autorizzando senza condizioni operazioni di acquisizione da parte di banche appena uscite da procedure di ristrutturazione e negando operazioni di acquisizione da parte di soggetti “sgraditi” (Unicredit su Bpm?) che, con tutta evidenza, hanno una posizione patrimoniale più adeguata a questi scopi. Tutto ciò mette in luce l’esistenza di un conflitto d’interessi per il governo, nella sua doppia veste di regolatore e di parte interessata al “risiko bancario”. Il secondo rilievo della vigilanza europea riguarda la conformità delle azioni del governo italiano alle condizioni in base alle quali sia possibile autorizzare i salvataggi bancari. Nel caso specifico, e se effettivamente il nostro governo è parte attiva nel processo di acquisizione di Mediobanca (e, poi, a cascata, nella ricomposizione della proprietà di Generali), si può concludere che sia stato violato il principio in base al quale le risorse per il salvataggio di una banca debbano essere impiegate solo per consentirle di rimettersi in piedi, e non per darle un vantaggio competitivo sul mercato del credito a danno di altri istituti …
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