Anche in Italia si monitora ? SI, cambiando opinione per convenienza!
Fanpage.it – Luca Pons - https://youtu.be/TuscJgGf0xA -
"Penso che l'Italia, oggi, debba scegliere se difendere
il diritto internazionale e, quindi, dire ‘no' alle azioni militari
unilaterali, oppure stabilire che vige la legge del più forte, dove il diritto
internazionale lo stabilisce chi ha la maggiore capacità militare". Detto
da Giorgia Meloni, allora solo leader di Fratelli d'Italia, nell'aprile 2018 alla
Camera dove si parlava dell'attacco effettuato dagli Stati Uniti in Siria,
insieme a Francia e Gran Bretagna, nella notte tra il 13 e il 14 aprile a
seguito del presunto uso di armi chimiche da parte del governo di Assad.
Il discorso di Meloni è conservato nel resoconto stenografico della seduta. La
leader di FdI, dall'opposizione, fu decisamente critica del governo italiano:
"Da una parte, voi dite: noi non partecipiamo a quell'attacco, e,
dall'altra, sostenete che l'attacco di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in
Siria era legittimo". E "che quelli che, invece, sono contrari a
quell'attacco, lo fanno perché sono amici di Putin e di Assad. Insomma, una
ricostruzione un po' bambinesca, buona per i tweet, buona per la propaganda
elettorale".
A quasi otto anni di distanza, la linea della presidente del Consiglio sembra
essere decisamente cambiata. Dopo l'intervento degli Stati Uniti in Venezuela,
Meloni è stata la leader europea che più si è schierata a supporto
dell'attacco. Certo, ha detto che
"l'azione militare esterna" non è "la strada da percorrere per
mettere fine ai regimi totalitari". Ma ha subito chiarito che il governo
"considera legittimo un intervento di natura difensiva contro
attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che
alimentano e favoriscono il narcotraffico". Senza contare che, dal
centrodestra, sono subito partiti gli attacchi a chi criticava l'operazione
militare. In particolare, affermando che chi lo fa sia automaticamente un
sostenitore di Nicolas Maduro. Un approccio non molto lontano da quello che,
nel 2018, Meloni definiva "bambinesco" e "buono per la
propaganda elettorale".
Tornando al 2018, allora Meloni insistette sui paletti che l'Italia doveva
rispettare, pur facendo parte della Nato: "Siamo sempre stati leali",
ma "non rientra tra gli impegni connessi con l'appartenenza alla Nato
l'obbligo di seguire, e neanche di condividere, presidente Gentiloni, azioni
militari unilaterali decise da uno o da più Stati membri". Perché,
aggiunse, "la tattica del ‘se parte uno, partiamo tutti, e meniamo a testa
bassa senza fare domande' è buona per le risse da bar, non per la politica internazionale".
La leader di Fratelli d'Italia sottolineò anche che gli Stati che avevano
partecipato all'attacco (Usa, Francia, Gran Bretagna) avevano "degli
interessi geopolitici in Siria. Non è che siamo solamente dei filantropi, eh,
ci sono degli interessi geopolitici che qualcuno sta difendendo; sono i nostri
interessi geopolitici? Permettetemi di avere qualche dubbio". Anche in
questo caso, sorge immediato il paragone con l'esplicito interesse di Donald
Trump per il petrolio venezuelano, che vorrebbe far estrarre alle compagnie
petrolifere statunitensi.
Il punto chiave era proprio che, per Meloni, l'Italia era chiamata a
"difendere il diritto internazionale e, quindi, dire ‘no' alle azioni
militari unilaterali". Per non "stabilire che vige la legge del più
forte". Perché "un'azione militare contro uno Stato" deve
"essere fatta in seno alle Nazioni Unite o, almeno, con una vasta e
trasversale partecipazione della comunità internazionale e non con azioni
unilaterali di singoli Stati". Altrimenti si finisce nel "caos totale
nelle relazioni internazionali". La legge del più forte, disse Meloni può
essere utile "a potenze nucleari come gli Stati Uniti, la Francia o la
Gran Bretagna. Non mi è esattamente chiaro perché dovrebbe essere utile, a una
nazione militarmente un tantino meno attrezzata come l'Italia, disconoscere le
Nazioni Unite". La conclusione fu netta: "Fratelli
d'Italia, in nome dell'interesse nazionale italiano, ribadisce la sua assoluta
contrarietà ad ogni azione militare unilaterale, anche se viene giustificata
con l'idea credibile delle ragioni umanitarie e anche se viene compiuta dai
nostri storici alleati".
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