18 dic 2025
15 dic 2025
L’AMERICA DI UN TEMPO NON C’È PIÙ
di Carlo Rognoni – Corriere della Sera 15.12.2025
Un delirio. Questo è il documento firmato da Donald Trump e pubblicato dalla Casa Bianca. Un delirio.
Il titolo incuriosisce (Strategia per la sicurezza nazionale), il testo è quanto
di peggio e drammatico ci si possa aspettare da un presidente degli Stati
Uniti.
Nei nove mesi di potere di Trump tutti(tranne, forse, Giorgia Meloni e Salvini) abbiamo potuto convincerci che l’America non è più quel baluardo dell’Occidente su cui da europei abbiamo potuto contare in passato e che abbiamo conosciuto, con le sue grandi contraddizioni –— d’accordo— ma sempre come faro della democrazia.
Le prime due cartelle — sulle 29 del documento — firmate con un classico pennarello nero, proprio di Trump, sono la dimostrazione che in America c’è un capo del governo che ha perso la testa, e con essa il significato della politica e della misura, della responsabilità, dell’equilibrio necessario in un mondo che sta profondamente cambiando.
«L’America è forte e di nuovo rispettata perché stiamo seminando la pace in tutto il mondo... è un Paese più sicuro, più ricco, più libero, più grande e più potente che mai». Se non è questo «un delirio di onnipotenza», che cosa è? «Questo documento è il suicidio degli Stati Uniti così come li abbiamo conosciuti da dopo la Seconda guerra mondiale»: è il commento più duro e azzeccato che ho letto, ed è di una grande intellettuale e scrittrice, Anne Applebaum.
Tutti i capi di Stato europei—ma non solo — dovrebbero leggerlo. Racconta che futuro ci aspetta. Probabilmente solo la lettura di ben una ventina di pagine «si salva»: è un lungo comizio, per convincere gli americani che con Trump diventeranno sempre più ricchi e sempre più potenti. E che il resto del mondo conta sempre meno. Chissà che Trump non stia già pensando alle prossime elezioni.
E se così fosse chissà se i democratici non si sveglieranno e decreteranno la fine di un incubo mondiale, non solo americano.
Al di là di quello che possiamo sperare la lettura delle altre pagine del documento che parlano di Cina, di Russia, di Asia, del Medio Oriente — e per quel che più ci interessa da italiani — di Europa, sono figlie di una tragica strategia isolazionista, egocentrica. Con l’economia che conta più della diplomazia, con il potere delle armi che conta più della collaborazione internazionale. È un attacco all’Unione europea, a Bruxelles, a tutte le istituzioni che si interpongono con il sogno di Trump. Il presidente americano si augura che il nazionalismo cresca, si rafforzi, mandi in soffitta l’idea stessa di un’Europa più forte e finalmente più unita.
Se i leader europei ancora non lo fanno, dovremmo augurarci che tutti loro leggessero, studiassero approfonditamente il documento uscito dalla Casa Bianca. Per capire che l’alleato che abbiamo avuto in Occidente non c’è più. E che da europei dovremmo fare quel salto che Lui non vuole. Un continente unito non solo sul piano della Difesa (con un esercito comune), della politica estera, della sfida tecnologica, degli investimenti per un’economia che superi lo spauracchio dei dazi, che guardi a un domani con l’orgoglio di una cultura democratica, forte abbastanza da dialogare sì con i Grandi ma non subirne l’arroganza. Per ora l’unica reazione ufficiale
al documento da parte di un leader europeo è apparsa timida, più scocciata che indignata: la Germania fa sapere che «non ha bisogno di consigli dall’esterno». Tutto qui? Veniamo presi a schiaffi e facciamo finta di niente? Facciamo finta che l’ingerenza di Washington non sia inaccettabile, intollerabile?
Peggio mi sento quando leggo che secondo la premier italiana Trump ha ragione.
11 dic 2025
USA, Russia, EU: le volpi e l'uva (passa)
Ἀλώπηξ
καὶ βότρυς - «Ἀλώπηξ λιμώττουσα, ὡς ἐθεάσατο ἀπό τινος ἀναδενδράδος βότρυας κρεμαμένους,
ἠβουλήθη αὐτῶν περιγενέσθαι καὶ οὐκ ἠδύνατο. Ἀπαλλαττομένη δὲ πρὸς ἑαυτὴν εἶπεν·
«Ὄμφακές εἰσιν.» Oὕτω καὶ τῶν ἀνθρώπων ἔνιοι τῶν πραγμάτων ἐφικέσθαι μὴ
δυνάμενοι δι' ἀσθένειαν τοὺς καιροὺς αἰτιῶνται.» (Esopo, VI secolo a.C.)
(Una
volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite,
desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé:
«Sono acerbi». Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non
riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.)
Repubblica.it
- Non fa sconti a nessuno, Romano
Prodi. Nella duplice veste di ex presidente — del Consiglio e della Commissione
europea — suona la sveglia alla Ue ma pure all’Italia, impreparate e inermi
di fronte all’aggressione di Trump in combutta con Putin.
«Il disprezzo del presidente Usa ha contato sulla nostra progressiva
incapacità di decidere, che tanto ha contribuito alla nascita di nazionalismi e
populismi in Europa», premette il Professore, intervenendo alla cerimonia di
conferimento del premio Ispi 2025, assegnato a lui e a Mario Monti a Milano.
«I recenti avvenimenti fanno capire che la nostra debolezza rende facile il
compito di Trump, che sta voltando le spalle alla storia del suo stesso Paese,
odia la democrazia e vede il futuro del mondo in un rapporto diretto tra
oligarchi o dittatori, o chiamateli poteri assoluti», constata amaro. «È quello
che sta facendo e farà anche in futuro, dall’Ucraina a qualsiasi altro
orizzonte del mondo».
Convinto, l’ex premier, che non sia frutto di improvvisazione, bensì una
strategia mirata a sovvertire l’ordine globale. Il che spiegherebbe il suo
enorme rancore: «Lui odia l’Europa perché è un impedimento a un disegno
politico nuovo per gli Usa, e spero temporaneo, in cui la Ue è proprio un
impiccio», taglia corto Prodi.
È stata però la stessa vittima a favorirlo, quell’Unione europea che «in questi
anni ha finito per odiare sé stessa, succube di Orban e dei suoi veti», insiste
il Professore, «resa più fragile dalla debolezza del motore franco-tedesco che
l’ha sempre retta, tradizionalmente aiutata dall’Italia». È stata dunque
l’avanzata delle destre continentali a spianare la strada alla controffensiva
americana.
Per cui, «se ora non ricostruiamo un’unità di azione forte tra Francia e
Germania, il destino dell’Europa è segnato», conclude amaro Prodi. Riservando
l’affondo finale al nostro governo: «È possibile avere una politica
estera in cui la presidente del Consiglio ha costantemente privilegiato i
rapporti con Trump, il ministro degli Esteri con l’Europa, l’altro vicepremier
con la Russia? Un dilemma anche questo, tra quelli che abbiamo per il
futuro».
2 dic 2025
Wall Street alla vaccinara ...
La storia si ripete. Anni dopo “allora abbiamo una banca” di Fassino (anno 2005: operazione Unipol su Bnl), Banco Bpm (BPM) prende la maggioranza di Monte dei Paschi di Siena (MPS) per poi acquistare Mediobanca (MB) e quindi prendere il controllo di Generali (G) con tutto quello che significa nella finanza italiana (già Berlusconi provò negli anni 70 ad entrare nel cda di Trieste perchè interessato al patrimonio immobiliare, ma fu messo alla porta) .
Con questa operazione la Roma politico-economica (caltagirone, angelucci) tenta l’assalto all’Italia del nord (che li ha sempre tenuti lontano dalla stanza dei bottoni) e alla cassaforte Generali. Approfittando del declino dei vecchi potentati (agnelli, pirelli, pesenti, benetton) e alla voglia di crescita dei nuovi (delfin) lanciano un attacco su MPS tramite BPM. E mentre gli italiani vengono anestetizzati dalle notizie dal fronte (trump, putin, ucraina, netanyahu) o dalla cronaca di regime o dal gossip, i ‘poteri forti’ mettono in atto un piano progettato dal 2019 che forse solo il covid ha rallentato. Il governo ‘de roma’ giustifica la scalata a mps come necessità di creare un terzo polo alternativo (e meno indipendente dalla politica) a unicredit e intesa. Ma la vecchia guardia milanese (lega lombardo-veneta? famiglia berlusconi – forza italia ?) ha un sussulto.