3 ago 2026

Gli sconfitti del risiko bancario italiano

 

Il risiko bancario innescato a novembre 2024 da Meloni, Giorgetti e Fazzolari è stato un disastro. Prima il Governo ha ceduto ad alcune cordate amiche il 15% di Mps, affinché le stesse cordate amiche usassero la banca senese solo come cavallo di Troia per espugnare Mediobanca e a cascata Generali, con i suoi 900 miliardi di masse gestite; poi ha usato maldestramente il golden power per impedire a Unicredit di andare alla conquista di Banco Bpm, che nei desiderata soprattutto della Lega si sarebbe dovuto successivamente aggregare a Mps; nel frattempo ha consentito ai francesi del Credit Agricole di rafforzare la loro presa sullo stesso Banco Bpm, con una quota ormai del 29%; infine ha provato a far aggregare Bpm con Mps, ricevendo uno brusco stop proprio dai francesi” (senatore Turco, M5S)

Cosa è successo negli ultimi giorni e cosa potrebbe succedere?

MPS voleva svincolarsi dalla OPAS di Intesa-SanPaolo (in collaborazione con Unipol a cui ISP avrebbe ‘girato’ le filiali) fondendosi con Banco BPM. Ma dalla Francia, Credit Agricole ha detto stop alla fusione tra MPS e Banco BPM rafforzando il concetto con una dichiarazione del suo ceo “Nulla si potrà fare senza di noi; niente contro di noi”. I francesi, tramite la loro cfo, hanno ammesso che il loro desiderio sarebbe una fusione tra le attività di Credit Agricole Italia e lo stesso Banco BPM, della quale già possiedono il 29,3% del capitale.  
Nelle prossime settimane l’assemblea di Intesa dovrebbe approvare l’offerta su MPS. Sembra quasi certo che negli stessi giorni la banca francese annuncerà un progetto di fusione con BPM.

Si valutano quindi alternative per MPS per svincolarsi dalla offerta Intesa: impoverire la banca per renderla meno appetibile distribuendo i 2,6 miliardi di eccesso di capitale accumulati negli anni, salvo ottenere prima il via libera alla palese violazione delle norme sulla ‘passivity rule’ e poi il nulla osta della BCE. Oppure offrendosi a Unicredit rispolverando il vecchio progetto del 2021 negoziato con il governo Draghi

Tutto quanto sta accadendo va in sfregio alla politica italiana e alle strategie degli ‘apprendisti stregoni’ del governo. Nonostante le ‘manovre’ più o meno occulte degli ultimi anni per indirizzare il risiko delle banche creando il ‘terzo polo’ e mettendo sotto controllo di mani amiche (MPS) Mediobanca e Generali. È assodato che l’opzione Francia (Credit Agricole) non sia tra le preferite del governo Meloni, la Lega avrebbe preferito una integrazione MPS-BPM per non perdere peso nel nord Italia dove la banca milanese è radicata ma lo stop forzato porta ad una rivalutazione delle opzioni. Il governo Meloni progettava il controllo su Generali e questo finirà in mano a Intesa e Unipol. Volevano difendere BPM da Unicredit per creare la ‘banca del nord’ (e utilizzarono la ‘golden power’ per fermare Unicredit) e assisteranno alla sua fusione con i francesi (salvo remake della ‘golden power’).    
Cosa faranno da Palazzo Chigi? Richiameranno Unicredit e gli offriranno MPS nonostante, Salvini dixit, ‘Unicredit ormai di italiano ha poco e niente, è una banca straniera ’ e nonostante Unicredit sia più interessata a un nuovo assalto alla Popolare di Milano?  

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