7 set 2026

se berlino piange, roma non ride

Nelle elezioni per il Land della Sassonia-Anhalt (Germania) AfD raggiunge il 44%. Potrebbe essere il primo di una lunga serie di vittorie elettorali della destra neofascista in Germania (prossime elezioni per Land a settembre) e successivamente nel resto di Europa: Italia e Francia in primavera 2027 per cominciare. Vannacci è stimato sopra al 10% e risultare decisivo in una nuova coalizione di destra e Le Pen potrebbe arrivare al ballottaggio nelle presidenziali francesi e magari raggiungere l’Eliseo.

Avanza in Europa una nuova politica di destra centrata su nazionalismo e discriminazione, tale che al confronto il governo Meloni sembra la copia degli esecutivi democristiani degli anni ’60 (governi Moro e Fanfani). I commenti da palazzo Chigi infatti non sono pro AdD: “C’è poco da esultare, l’Europa non ha certo bisogno di estremismo o di razzismo o di questo di tipo di soluzioni”. Ovviamente solo Salvini si congratula “Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile”. Giusto per ricordare cosa vorrebbe: stop al green deal, fine dei vincoli di bilancio, blocco immigrazione e sovranità nazionale, divieto di produzione di carne sintetica e farine di insetti, apertura alla Russia di Putin … 

Seppure moderata, Giorgia Meloni non rinuncia alla propaganda elettorale da Bari, dove ha festeggiato il suo governo perché il più longevo della repubblica. Dimentica ovviamente di citare gli argomenti spinosi: Trump e la ‘special relationship’ che fu e che ora non c’è più e le guerre in corso con i loro effetti collegati: Ucraina e i finanziamenti per armamenti che l’hanno messa contro Lega e Salvini prima e l’hanno esclusa dal tavolo dei ‘volenterosi’ poi. Secondo punto glissato Hormuz e prezzo dei carburanti. Rivendica che «Stiamo recuperando centralità nel Mediterraneo»; forse con l’Albania e la Tunisia, considerato che in Libia non contiamo nulla e gli accordi con l’Algeria per le forniture di gas furono fatti da Draghi nel 2022.

La novità in politica economica è rappresentata dalle ZES (Zone Economiche Speciali) che verrebbero applicate anche al Nord in versione light cioè senza crediti di imposta alle imprese come invece accade a sud di Roma. Nulla sul taglio IRPEF al ceto medio, promette solo che “intendiamo perseverare”, ma si intitola il calo dello spread BTP-BUND da 233 bp a <80 bp sebbene sia stata la crisi tedesca a portare i tassi in Germania sopra il 3% mentre il rendimento dei BTP resta sostanzialmente stabile.
Nulla anche sulle promesse del quoziente familiare promesso in campagna elettorale, né sul voto contrario del governo al congedo paritario. Rivendica il calo della disoccupazione con «mai così tante donne al lavoro», evitando di ricordare che si tratta di occupazione dovuta alla stretta sulle pensioni (cancellata quota 103, aumentata l’età pensionabile e ridotto peso del riscatto della laurea) e la cancellazione della opzione donna. Aggiunge che «I contratti precari sono diminuiti»: calano i contratti a termina (-510mila) ma non tra i 15-34enni (-213mila), mentre salgono gli inattivi che non studiano né cercano lavoro (+342mila). Bugia colossale quando dichiara che i salari sono saliti «più del decennio precedente»; a livello nominale +12% dall’ottobre 2022 ma se li rettifichiamo dall’inflazione e dal fiscal drag siamo i peggiori dell’Europa e dell’Ocse con un calo del -6.1% dal 2021 a oggi. Diamo atto all’azione del governo di avere agito a tutela di famiglie imprese con i bonus sulle bollette energetiche ma non sono i 60 miliardi rivendicati ma solo 35 dall’insediamento al 2025 … a meno che non conteggi anche le risorse varate da Draghi! Quanto alle accise, stendiamo un velo pietoso sulla promessa elettorale di cancellarle. Lo sconto è costato oltre 2 miliardi ma hanno favorito il pieno al SUV piuttosto che all’utilitaria. Restano poi ancora fermi i tagli dello spread tra gas italiano e europeo e il disaccoppiamento tra elettricità e gas evitando speculazioni dai produttori di energia elettrica e permettendo un risparmio in bolletta.

Passando al tema migrazione e sicurezza, Meloni dichiara che «Abbiamo protetto i confini di questa nazione», dimenticando che è il calo degli sbarchi è dovuto a cambio delle rotte dei migranti (fonte SOS Mediterranee) verso la Grecia. In cambio è aumentata la mortalità in mare dal 1.5% al 2.6% ma questo dato viene opportunamente taciuto. Per quanto riguarda la sicurezza, nonostante siano stati introdotti 57 nuovi reati, sessanta circa nuovi aggravanti e aumenti di pena per cinque secoli di carcere complessivi (abolito solamente il reato di abuso di ufficio!), solo negli ultimi mesi c’è stato un calo dei reati che dall’inizio della legislatura erano saliti (da 2.25 milioni del 2022 a 2.4 milioni nel 2024 e un calo del -2% pari a circa 50mila nel 2025).

Fa lo struzzo quando parla di sanità. «Secondo voi le liste d’attesa le ha create il governo Meloni? Sono iniziate con il governo Meloni? No, esistevano anche 15 anni fa e sono aumentate … La sinistra le ha lasciate a noi». Snocciola numeri e vanta la Piattaforma Nazionale ideata per il monitoraggio delle liste di attesa: «Su dieci prestazioni sanitarie, otto sono erogate nei tempi previsti e due no: sono troppe, ma almeno ora sappiamo dove intervenire». Basterebbe come risposta il bollettino dello scorso luglio di AgeNaS (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali): primi sei mesi del 2026 prestazioni totali salite +1.6mln a 14.9 milioni (8.4mln prime visite + 6.6mln esami diagnostici) da 13.3mln del primo semestre. Restano comunque 2.8mln di utenti che da gennaio a giugno 2026 hanno dovuto attendere tempi superiori al previsto con il 20% delle visite urgenti (da garantire entro 3 giorni) non effettuato nei tempi stabiliti per legge.

Se Atene piange, Sparta non ride

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