2 apr 2021

farmacista rimandata in matematica

 Nella mattinata, i carabinieri del nucleo antisofisticazioni e sanità di Brescia hanno proceduto all’arresto della farmacista di Vilminore di Scalve. I capi di imputazione riguardano i delitti di falso e truffa aggravata.

 “Secondo l’accusa la professionista, da oltre un anno, aveva sistematicamente falsificato ricette mediche riportando su di esse costosi farmaci destinati esclusivamente a trapiantati di fegato (Zutecrta il suo nome commerciale, un’immunoglobulina umana usata negli adulti sottoposti a trapianto di fegato a causa di un’infezione da epatite B per scongiurare una recidiva, distribuito al prezzo di 1.840 euro), con spesa a carico del servizio sanitario nazionale. Mediante tale sistema l’indagata sarebbe riuscita ad ottenere, in poco più di un anno, un indebito rimborso per una cifra stimata, al momento, in oltre 800mila euro”.

 “I militari avvalendosi della collaborazione del servizio farmaceutico territoriale dell’agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, sono presto riusciti a provare come, in soli otto mesi, la farmacia di Vilminore di Scalve avesse venduto, di quel farmaco, un numero di confezioni di ben tre volte superiore a quello di tutte le altre farmacie della provincia e che tanto avesse portato ad un aumento esponenziale del fatturato dell’esercizio. L’analisi delle relative ricette mediche ha poi posto in evidenza le manifeste alterazioni di prescrizioni, in aggiunta a quelle originariamente presenti sul documento, fino a 5 confezioni del farmaco”.

Un’ispezione della farmacia, condotta dagli investigatori verso la metà del mese di marzo, ha portato al rinvenimento di 272 confezioni di medicinali di genere ad alto costo (171 quelle di Zutectra) per un valore complessivo di 217mila euro, “tutte risultate prive dei bollini di tracciabilità e sequestrate, ma non più utilizzabili perché non conservate a temperatura controllata (una parte delle confezioni è stata ritrovata tra i rifiuti)” chiariscono gli inquirenti.

Ricapitoliamo:
Vilminore di Scalve (BG): 1459 abitanti

Totale trapianti di fegato 2019 in Italia: 1302            
Zutecrta: 1 iniezione sottocutanea ogni 7-15 giorni

Quindi: Vilminore è la sede nazionale dei trapiantati di fegato ?  Oppure questa farmacista pensava di farla franca ? Dovessero revocarle la licenza (anche se dubito che lo faranno...) le farebbero solo un favore …

spione all'amatriciana

 Un ufficiale della Marina italiana, Walter Biot, è stato fermato martedì sera mentre consegnava documenti classificati relativi alle telecomunicazioni militari, sensibili per la sicurezza nazionale e della Nato, a un funzionario dell’addetto militare dell’ambasciata russa a Roma. Avrebbe fatto foto con il suo smartphone Samsung 9 a 181 documenti classificati.

Dopo lunghi pedinamenti da parte del controspionaggio italiano, i due sono stati fermati, al buio di un parcheggio della capitale nella zona di Spinaceto, a due passi da un supermercato, mentre l’uno consegnava una pen drive che nasconde all'interno di una scatola di medicinali e l’altro 5.000 euro.

Nella scheda sd, il capitano di fregata ha trasferito materiale classificato: 9 documenti riservatissimi e 47 immagini di materiale Nato Secret, valutate come segreto. In cambio ottiene una valigetta piena di banconote da 50 euro, per un totale di 5 mila euro complessive.

La moglie: "Tremila euro di stipendio non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli, 4 cani, la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 268 mila euro di mutuo, 1.200 al mese. E poi la scuola, l'attività fisica, le palestre dei figli a cui lui non voleva assolutamente che dovessero rinunciare. Noi viviamo per i figli, abbiamo fatto sempre tanti sacrifici per loro. Niente vizi, niente lussi, attenzione, solo la vita quotidiana che però a lungo andare fa sentire il suo peso".

Anche secondo gli investigatori il capitano sarebbe stato spinto a tradire per bisogno di soldi, così come confermato dalla moglie. Secondo i colleghi la debolezza di Walter Biot era principalmente legata alla salute di uno dei suoi figli, una bambina affetta da un handicap grave e bisognosa di cure continue e costose, di un’assistenza totale, per cui lui fruiva anche della Legge 104

Così, mentre nel mondo l'intelligence russa utilizza i suoi hacker nella caccia ad informazioni sensibili, in Italia compra informazioni "riservate" per ben 5000 euro in banconote di piccolo taglio ... organizzando uno scambio in un parcheggio a Spinaceto, altro che e-mails criptate ! D'altra parte lo spione ci deve pagare la palestra dei figli ... anche se sono chiuse causa pandemia !!!

https://www.adnkronos.com/usa-hacker-russi-hanno-attaccato-dipartimento-stato_3ZMFKFzXSK1HD3vr5M97zr   Usa, "hacker russi hanno attaccato dipartimento Stato"

https://www.agi.it/estero/news/2020-12-14/attacco-hacker-governo-usa-russia-10675358/ Attacco hacker al governo Usa, Washington accusa la Russia

https://www.agi.it/estero/news/2020-12-14/il-cyber-attack-agli-usa-arriva-da-hacker-russi-spiati-da-tempo-10669609/ Il cyber-attack agli Usa arriva "da hacker russi, spiati da tempo"

https://www.cnet.com/news/solarwinds-hackers-accessed-dhs-acting-secretarys-emails-what-you-need-to-know/ SolarWinds hackers accessed DHS acting secretary's emails

https://www.france24.com/en/france/20210216-france-uncovers-cybersecurity-breaches-linked-to-russian-hackers France uncovers cybersecurity breaches linked to Russian hackers

https://www.dw.com/en/russia-backed-hackers-target-german-legislators-report/a-57018097  Russia-backed hackers target German legislators: report

31 mar 2021

BENETTON, RAZZA PREDONA

 


Giacomo Amadori e Alessandro Rico per “Panorama”

 

Sotto le macerie del Ponte Morandi di Genova non sono rimaste solo 43 vite di cui pochi ricordano i nomi, ma anche la credibilità di una schiatta di maestri tessitori che per quasi quarant'anni ha attraversato da protagonista la scena imprenditoriale italiana, ma che oggi è trattata alla stregua di una bottega di magliari.

 

Il cognome Benetton, secondo gli esperti di onomastica, dovrebbe derivare dalla forma dialettale contratta dell'accrescitivo del nome Benedetto. Benedettoni, dunque. Ma ormai di benedetto c'è ben poco. E a restituire la giusta luce all'immagine offuscata non basterebbe neppure il fotografo di corte, quell'Oliviero Toscani cacciato con disdoro dai suoi mecenati per aver pronunciato la vile infamia: A chi interessa che caschi un ponte. A oltre trenta mesi dal crollo che ha spezzato in due Genova scopriamo che i peggiori giudici dei Benetton sono i Benetton stessi o i loro più fidati collaboratori.

 

Come raccontano le intercettazioni depositate dalla procura guidata da Franco Cozzi nei vari filoni del procedimento avviato dopo il crollo. Montagne di trascrizioni scodellate nei vari riesami e ore di audio che gli avvocati stanno ascoltando in una stanza dedicata al nono piano del Tribunale del capoluogo ligure.

 

Chi sono davvero i Benetton? Chi sono gli imperatori delle concessioni autostradali, i giganti del tessile, i magnati che hanno diversificato il loro business acquistando catene come Autogrill o investendo nelle assicurazioni (Generali) e nel credito (Mediobanca)?

 

Un ritratto autentico lo forniscono, alcune conversazioni registrate dalla Guardia di finanza, discorsi proferiti da membri della famiglia o dagli uomini a loro più vicini (tutti, precisiamo, non indagati), a partire dal top manager Gianni Mion.

 

Questo settantasettenne padovano dalla chioma candida è il dirigente che ha traghettato gli affari dei Benetton dal mondo concreto delle filande a quello volatile e ingrato dell'alta finanza e dei trasporti, dalle strade ai cieli, approfittando delle privatizzazioni selvagge dei bei tempi dei governi di centrosinistra, alla cui tavola i Benedettoni hanno mangiato a quattro palmenti.

 

Mion è stato per la famiglia di Ponzano Veneto quello che per gli Agnelli sono stati Cesare Romiti o Vittorio Valletta: per decenni ai vertici della holding Edizione, nella quale ha operato dal 1986 al 2016 e, poi, di nuovo dal 2019 al 2020.

 

I BENETTON? NON CAPISCONO UN C...

Torniamo alle intercettazioni finite nel fascicolo in mano all'aggiunto Paolo D'Ovidio e ai pm Massimo Terrile e Walter Cotugno. È il 31 dicembre del 2018, da quattro mesi è crollato il viadotto sul Polcevera, gestito da Autostrade per l'Italia (Aspi). Da allora, la politica sta provando a togliere (un esproprio per dirla con uno dei loro amici) alla dinasty trevigiana la gestione della rete viaria a pagamento.

 

Mion è al telefono con Fabrizio Palen zona, già vicepresidente di Aeroporti di Roma (Adr, altra società della galassia Benetton, che controlla lo scalo di Fiu micino), membro del cda di Mediobanca (di cui Edizione detiene il 2,1 per cento) e presidente dell'Aiscat, l'associazione che riunisce le società concessionarie di autostrade.

 

Mion sbotta: Noi dobbiamo fare qualcosa su Aspi che bisogna che diamo garanzie, ma non solo garanzie, tanto i Benetton l'hanno capito tutti che non capiscono un cazzo e che siamo degli inetti, no?. Un epitaffio sulla storia dei suoi datori di lavoro.

 

Poco dopo, soggiunge: [...] la prova di inettitudine è certificata da parte dell'azionista di riferimento, no?. È una climax di invettive: Loro, i signori del ponte, si incazzano quando parlano (si parla, ndr) sempre di Benetton, quello scrive la lettera perché non c'entra un cazzo... ma non c'entri un cazzo perché non capisci niente!

 

Perché allora... i tuoi dividendi li dovevi devolvere in beneficienza perché non ti riguardavano, no? Cioè insomma una figura da cazzo così è.... L'epistola cui fa riferimento Mion è quella spedita da Luciano Benetton, uno dei fondatori del gruppo ed ex senatore repubblicano, a diversi quotidiani nazionali, poche settimane prima: Nessun componente della famiglia Benetton ha mai gestito Autostrade, aveva cercato di auto assolversi l'imprenditore.

 

Ma quello che era stato il manager di fiducia della famiglia, al telefono, pur dicendosi de ciso a sparare tutto quello che abbiamo da sparare per salvare dignità, azienda e investimento, riconosce che questi qua, cioè gli stessi Benetton, sono quelli che se lo meritano di meno. Al telefono con Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia (la controllante di Aspi), il 3 gennaio 2020, Mion finisce per restituire un desolante ritratto dell'intero management della società: Non son boni [...] francamente, insomma la patente di incapaci l'abbiamo già portata a casa, no?.

 

UN MERDAIO, ABBIAMO ZERO CREDIBILITÀ

Però non è solo il Romiti di Edizione a demolire la casata. Persino il rampollo Alessandro, secondogenito di Luciano, pare non avere una buona opinione dei famigliari, soprattutto dei cugini. Con loro, Christian, Franca Bertagnin e Sabrina, Alessandro era entrato in rotta di collisione nel 2016, uscendo dal cda del gruppo.

 

Il 20 gennaio dell'anno scorso è al telefono con Fabio Corsico, già capo delle relazioni istituzionali di Atlantia. Con lui, Alessandro è costretto ad ammettere: Allora... la prima cosa da dire è che qui è venuto fuori che era tutto un merdaio>> Pardon? <> ripete a scanso di equivoci. E << anche il nostro Castellucci era un bello stronzo>>.

 

Si riferisce a Giovanni Castellucci,ex a.d. di Aspi e Atlantia, dimessosi un anno dopo la tragedia del Morandi e al quale la società, nel dicembre 2019, aveva sospeso la buonuscita. Il suo errore, per Alessandro Benetton, è stato di prendersi tutte queste responsabilità non essendo in controllo, perché qui emerge che non c'era un controllo.

 

Corsico ridicolizza anche il piano appena presentato da Aspi per rimettere a posto la rete autostradale: [...] quando tu dici "faremo 7 miliardi di investimento nel prossimo anno", la gente dice scusa un attimo, [...] ma siamo matti che voi in un anno fate un investimento che non avete fatto in 20 anni?. L'uomo cuce un bel ritratto dei rampolli della famiglia: [...] il problema vero è che la famiglia Benetton era una famiglia di imprenditori... cioè, era Gilberto un imprenditore, Luciano, ma Luciano 20 anni fa... scusami, eh, se parlo così di tuo padre, non Luciano di oggi, e Alessandro che, comunque, nel bene o nel male non è la cabina di regia, tolti questi tre, punto. Il resto sono dei figli di ricchi... cioè la realtà vera è che un gruppo non va avanti coi figli dei ricchi, va avanti con gli imprenditori.

 

A parere di Corsico, il gruppo ha perso l'essenza dell'imprenditorialità, si compra le Generali, si compra la Nestlé, non gestisce Atlantia. Un'analisi con cui, paradossalmente, Alessandro concorda appieno: [...] allora, noi eravamo bravi quando avevamo un po’ meno soldi, un po’ meno o per lo meno pensavamo di avere meno competenze e avevamo una grandissima credibilità… oggi noi ci troviamo che i soldi potenzialmente ci sono… le competenze, abbiamo ascoltato gente dall'interno che ci ha convinto che ne avevamo tante e non ne avevamo un cazzo... e abbiamo zero credibilità... e questo succede, nell'evoluzione dei gruppi, sempre ciclicamente....

 

E chiude neanche fosse Mogol: Tu ora puoi chiamarli figli dei ricchi, o anche quelli con la pancia piena, quelli che diventano autoreferenziali. L'erede prosegue, illustrando i motivi dei suoi attriti con i cugini: [...] quando mi chiedevano, ma perché tu li hai mandati affanculo? [...] che cazzo me ne faccio io di un socio che è nato ricco?. Sul dossier Autostrade, Alessandro fa lo scaricabarile: [...] non me ne occupo e sono cazzi loro, ci sono i miei cugini. L'imprenditore ritiene ci sia una sola via d'uscita: [...] c'è un problema di credibilità compromessa che non è recuperabile... ok? [...] per salvare Atlantia noi dovremmo uscire da Aspi.... Ma come si fa a rinunciare alla gallina dalle uova d'oro?

 

DIVIDENDI, DIVIDENDI, DIVIDENDI

Perché le autostrade fruttano incassi da capogiro. Quel denaro che, sempre stando a Mion, intercettato il 2 febbraio 2020, è l'ossessione dei Benetton: Le manutenzioni, confessava il manager, le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo, meno ne facevamo... così distribuiamo più utili e Gilberto e tutta la famiglia erano contenti.

 

Un concetto ribadito da Carlo Bertazzo, nuovo a.d. di Atlantia, l'8 febbraio 2020. Conversando con il presidente Cerchiai, egli riporta un'opinione che ha ascoltato da almeno due fonti: I Benetton hanno di fatto ingessato la società in quanto volevano solo dividendi, dividendi, dividendi.

 

Sono proprio i dividendi, a un certo punto, a imbarazzare Ermanno Boffa, consigliere d'amministrazione di Atlan tia e marito di Sabrina Benetton (uscita dal cda pochi giorni fa, per essere stata sottoposta a pressioni di ogni tipo, dopo la tragedia del Morandi).

 

Nel 2020, al telefono con Mion, Boffa sottolinea che sarebbe devastante se venisse fuori che i Benetton si sono distribuiti 200 milioni di euro nel loro momento peggiore, cioè successivamente alla strage sul Polcevera.

 

Grazie ai bilanci si può ricostruire l'immenso flusso di denaro che, negli anni, è transitato sui conti correnti degli azionisti delle società della famiglia di Ponzano Veneto. Nel 2010, l'ammontare dei dividendi di Atlantia superava i 516 milioni. Nel 2016, era salito a oltre 775. Il balzo più clamoroso avviene nel 2017, con oltre 2 miliardi e 567 milioni di euro. L'anno della tragedia di Genova, la slot machine di Aspi si ferma a circa 456 milioni. In nove il totale fa quasi 7 miliardi e mezzo. Così, sempre citando Mion, il defunto Gilberto e tutta la famiglia erano contenti.

 

5 STELLE SCEMI E I MESSAGGI DELLA MINISTRA

Dalle telefonate emerge chiaramente come la famiglia veneta e i suoi collaboratori cerchino di interpretare come aruspici ogni palpito o sospiro della politica.

 

Un esempio lo abbiamo quando Mion parla del prezzo delle azioni dei Benetton che Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell'Economia e delle Finanze) avrebbe dovuto acquistare, per prendere il controllo del 51 per cento di Aspi:

 

Bisogna anche fare la verifica se ci vogliono o non ci vogliono, perché se non ci vogliono, basta che mettiamo a posto le aziende e poi ognuno per sé e Dio per tutti... perché [...] non c'è dubbio che è stata la Cassa depositi che ha insufflato tutti sti 5 stelle per un anno e mezzo per cacciarci a calci nel culo.

 

Ecco perché, tra i bersagli della vis polemica di Mion, figurano i grillini, tifosi sfegatati della revoca delle concessioni: Pensavano che bastasse parlare del ponte e di Benetton e si aumentavano i voti del 15 per cento... non mi sembra che abbiano avuto il 15 per cento in più dei voti e anche lì si conferma che tutto sto battage che hanno montato, anche in termini elettorali, non gli porta assolutamente niente, perché la gente ha capito che è tutta una stronzata.

 

Ma una ciambella di salvataggio, come molte volte in passato, il gruppo veneto confidava arrivasse dagli ambienti della sinistra. E per questo cercava segnali nelle mosse della ministra, cioè Paola De Micheli, la titolare piddina del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo giallorosso.

 

Mion osserva: Ieri è andata a vedere i lavori da 200 e fischia milioni di investimenti che sta facendo Adr, cioè Aeroporti di Roma. Il manager è speranzoso: Quindi è un messaggio, no?

 

È un messaggio per dire, beh, le cose stanno accadendo, no? Capito? [...] il Pd è lì che si barcamena fra questi scemi dei 5 stelle e poi il fatto che questa qui sia andata in Adr, è un fatto significativo secondo me... perché insomma, voglio dire, non è che t'ha messo lo stigma del lazzarone da tutte le parti... no?.

 

UNA BANDA DI LAZZARONI

Ma se i Benetton non capiscono un cazzo, nelle intercettazioni ce n'è anche per manager e tecnici. Per esempio, in un'altra telefonata, Mion umilia l'ex a.d. Castellucci e critica pesantemente Spea engineering Spa, la società del gruppo Atlantia che avrebbe dovuto occuparsi dei controlli strutturali sulla rete autostradale.

 

È a questa che attribuisce le più gravi responsabilità delle omesse verifiche: [...] però non è solo Castellucci francamente, perché la verità è che c'era questa società che si chiama Spea, no? Fatta tutta di ingegneri [...] qualcuno a suo tempo degli interni mi aveva detto... "guarda che lì c'è una banda di lazzaroni".

 

In uno scambio di vedute con Bertazzo, il 31 dicembre 2019, Mion discute proprio di come far fuori Spea. E, su questo dossier, contesta la gestione di Cerchiai: [...] lui deve dire [...] "questa società qua, gestita in questo modo, non la voglio!" [...] Se non lo dice che cazzo sta a fare? Sta a coprire!.

 

Non è finita: Si capisce che Cerchiai sta solo a proteggere sé stesso... ma insomma basta!. E ancora: Cerchiai e Castel lucci sono responsabili, direi che sono responsabili in ugual misura! [...] Uno perché era pazzo e quell'altro perché è paraculo!. Atlantia è tutto un casino, sospira Alessandro Benetton, dialogando con il manager Corsico: Cerchiai ha fatto tutto fuorché il presidente.

 

Ma, come specifica il rampollo, egli era assolu tamente contiguo al sistema pur non direttamente coinvolto e consapevole. Insomma, la fotografia dell'impero industriale e finanziario dei Benetton, scattata dai suoi stessi protagonisti, è choccante, come un'istantanea di Toscani. Emblematica la chiosa di Mion: [...] diciamo, tutto quello che nei primi dieci anni si è costruito... nei secondi dieci anni si è distrutto.

 

GALLERIE? PRENDO L'AEREO

Un'ultima intercettazione rende bene l'idea di come, nel regno dei Benetton, non si salvino né i sovrani, né i consiglieri. Il 31 dicembre 2019, Mion, Bertazzo e Cerchiai, i vertici delle società del gruppo, organizzano una call a tre.

 

Poche ore prima, sull'A26, nei pressi di Masone (Genova), dal soffitto di una galleria si è staccato un enorme blocco di cemento. Il problema dei tre sembra quello di evitare di prendersene uno in testa andando in vacanza alla volta di mari esotici e montagne innevate.

Cerchiai è pensieroso: Per andare giù devo fare tutte le gallerie.... Risate. Bertazzo fa riferimento a un censimento del Mit sui tunnel non a norma: Mi son preso paura quando m'ha detto 200 gallerie su 270 in Italia.... Irrompe la battuta di Mion: Devi andare in aereo, devi andare in aereo. Cerchiai sta al gioco: Vado in aereo, difatti, sì. Altra ilarità. Chiude Mion: Eh sì però, se vai in galleria puoi fare tu il monitoraggio. Nuove risate. Cheese... mancava solo Oliviero per una bella foto in posa.

 

12 nov 2020

Benetton, Vinavil e dividendi


 https://www.editorialedomani.it/  11.11.2020


400 chilometri di strade a rischio per fare profitti

 

L’inchiesta sulle barriere anti rumore svela il sistema con cui Autostrade per l’Italia ha tagliato sulla sicurezza per garantire dividendi ai Benetton

Giovanna Faggionato

  • Ci sono 400 chilometri di barriere antirumore sulle autostrade italiane, 60 nella sola Liguria, che non hanno collaudi, ma difetti di progettazione e sono tenute insieme da una resina priva di certificati europei.
  • Riassume tutto una frase di Gianni Mion, l’uomo che per vent’anni ha lavorato per i Benetton e ancora oggi è a capo della holding Edizione: «Le manutenzioni le abbiamo fatte calare, più passava il tempo più ne facevamo meno». L’obiettivo è sempre lo stesso: distribuire dividendi ai soci.
  • Le barriere anti rumore sono l’ennesima dimostrazione dell’approccio all’azienda e alla sicurezza. Secondo una relazione del 18 gennaio 2020 chiesta dalla procura di Genova non potevano nemmeno essere messe in esercizio.

 

Il 2 febbraio  del 2020 un professore emerito della Bocconi, Giorgio Brunetti, dialoga al telefono con con Gianni Mion, da sempre il manager di riferimento della famiglia Benetton, quello che amministra Edizione Holding, la cassaforte del gruppo di Ponzano Veneto a cui fa capo tutta la catena societaria che include il controllo di Atlantia e, a cascata, quello di Autostrade per l’Italia (Aspi). I due si conoscono, hanno pubblicato insieme un libro qualche anno fa, Manager oggi, per Egea. Sono abbastanza in confidenza da dirsi cose che in pubblico non si sono mai sentite. 

Quelli sono giorni difficili, il negoziato infinito con il governo Conte dopo la caduta del ponte Morandi nell’estate del 2018 sta peggiorando. Anche se la revoca della concessione pare esclusa, si studiano altre soluzioni. Molto dipende da come verrà rinegoziato il Piano economico e finanziario che stabilisce la redditività futura di Autostrade e dunque il prezzo al quale i Benetton possono vendere la loro quota di controllo (88 per cento)

La telefonata è intercettata e contenuta nell’inchiesta della procura di Genova che ha portato a misure cautelari per vari dirigenti attuali e passati di Autostrade, incluso l’ex ad Giovanni Castellucci. 

Ecco il testo

Mion: mentre il management.. che si era impossessato della loro testa...

Brunetti: appunto ...

Mion: pensava dì fare lui... ...

Brunetti: era già nel 2007, ti ricordi sto discorso?

Mion: esatto...

Brunetti: 2007 quindi sono passati 12 anni, 12 anni ...

Mion: ti ricordi poi, poi Castellucci… allora diceva “facciamo noi!” e Gilberto (Benetton, l’esponente della famiglia che si è sempre occupato di Autostrade, ndr) eccitato perché lui guadagnava e suo fratello di più… (il fratello è Luciano, quello che ha da poco ripreso in mano il ramo abbigliamento, ndr) 

Brunetti: ma veramente, allora  tu eri consapevole mi ricordo fin dall’inizio…

Mion: (incomprensibile)

Brunetti: quando hanno acquistato quella roba, era una roba che loro non potevano neanche governare…

Mion: esatto ..

Brunetti: come concetto, non gestire ma governare, non avevano il fisico del governo giusto?

Mion: chiaro .. chiaro ..

Brunetti: pacifico che bisognava arrivare.. dicevi sempre.. un discorso di minoranza e di liquidabilità della quota.. 

Mion: Sì ...

Brunetti: lo so, è ben chiaro sto discorso qua, ben chiaro e non è mai stato recepito...

Mion: No ma perché, non ho trovato Gilberto ..

Brunetti: assolutamente Gilberto ...

Mion:· no no guarda l’ la responsabilità...

Brunetti: si erano innamorati di sta roba senza sapere… 

Mion: glielo dicevano... 

Brunetti: I rischi che c’erano in sta roba...

Mion: esatto

Brunetti: questo era il problema ...

Mion: si ma però poi il vero grande problema è che le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo meno facevamo ...

Brunetti: Sì daiii ....

Mion: cosi distribuiamo più utili ...

Brunetti: Utili ...

Mion: Esatto.. e Gilberto e tutta la famiglia erano contenti …